Nonostante la presenza di un danno biologico, anche se lieve, nessun risarcimento perché il secondo intervento correttivo è risultato conforme alle aspettative.

Nonostante la perizia concluda individuando la presenza in capo all’istante di un modesto danno biologico da permanente nell’ordine del 3-4%, in realtà, se il risultato susseguente all’intervento correttivo è “conforme a quanto si registra in simili casi” , resta logicamente esclusa ogni responsabilità in capo al sanitario procedente ed alla struttura convenuta in giudizio.

In tali termini si è espresso il Tribunale di Modena (Sezione II, Sentenza n. 930 del 6 agosto 2020).

La vicenda esaminata riguarda un intervento di chirurgia estetica al seno non eseguito correttamente.

Una donna nel 2013 si recava presso il Policlinico di Modena ove veniva sottoposta a intervento di mastopessi. L’intervento non dava i risultati sperati obbligando la paziente dopo alcuni mesi a ulteriore intervento chirurgico di correzione.

La paziente, affetta da “ptosi con ipotrofia mammaria bilaterale di grado elevato”, lamentava l’inefficacia anche dell’intervento correttivo per la presenza di una fistola areolare destra  e chiamava in causa la Struttura sanitaria e il Medico.

Entrambi i convenuti si costituivano in giudizio ed il Medico chiamava in causa la propria assicurazione per la responsabilità civile che si costituiva ritualmente in giudizio.

Il Tribunale sottolinea che la CTU ha evidenziato come prima dell’intervento chirurgico la donna era affetta da una grave ptosi mammaria bilaterale nella quale “i complessi aerola/capezzolo sono rivolti verso il basso e in cui i diametri aerolari sono molto dilatati “.

E che “i quadranti mammari superiori sono ipotrofici mentre quelli inferiori appaiono interamente occupati dal tessuto adiposo ghiandolare delle mammelle. Si tratta di un ptosi con ipotrofia mammaria bilaterale di grado elevato”.

Il risultato del primo intervenuto, sebbene correttamente compiuto, si rilevava decisamente insoddisfacente di talché la paziente si accordava per un secondo intervento correttivo a distanza di circa sei mesi dal primo.

A giudizio del C.T.U. gli esiti del secondo intervento correttivo hanno riportato nell’alveo della normalità la situazione clinico-estetica della paziente.

Il Consulente difatti evidenzia: ” il quadro odierno depone a favore della presenza di una pseudo ptosi mammaria bilaterale con complessi aerolo-capezzolo orientati verso l’avanti”.

E che “una pseudo ptosi è un evento più che normale e rappresenta quindi un esito possibile” per effetto di un intervento di mastopessi bilaterale.

Ancora, si legge: “i complessi areola-capezzolo sono ora  ben posizionati nei coni mammari  e questo è un risultato  mediamente nella norma in interventi di questo tipo, come pure le cicatrici chirurgiche sono mediamente prevedibili in interventi di questo tipo, e la fistola areolare destra è eliminabile definitivamente con un intervento di piccola chirurgia ambulatoriale della durata di qualche minuto” .

In conclusione, secondo la C.T.U. ” il quadro conseguente all’intervento di revisione … è risultato… conforme a quanto si registra in simili fattispecie”  e “residuano postumi permanenti nell’ordine del 3-4%”.

Tuttavia, nonostante la presenza in capo alla donna del danno biologico da permanente nell’ordine del 3 -4%, il Tribunale ritiene che se il risultato susseguente al secondo intervento è risultato “conforme a quanto si registra in simili casi” , resta logicamente esclusa ogni responsabilità in capo al sanitario procedente ed alla struttura convenuta in giudizio.

Da ciò consegue il rigetto della domanda risarcitoria presentata dalla donna e la condanna alle spese di giustizia sostenute dal Medico, alla Struttura e dalla Compagnia assicuratrice.

La scarna pronunzia analizzata non appare condivisibile.

In primo luogo il Tribunale non motiva la mancata liquidazione del danno biologico accertato.

In secondo luogo il Tribunale non ha tenuto in considerazione che la presenza della fistola all’areolo della mammella destra necessita di ulteriore intervento chirurgico, sebbene ambulatoriale.

In terzo luogo non è stato tenuto in considerazione che l’intervento chirurgico estetico è, a tutti gli effetti, una obbligazione di risultato e, quindi, non rileva che il secondo intervento chirurgico correttivo sia risultato conforme, in quanto il raggiungimento del risultato estetico non è stato comunque ottenuto.

Avv. Emanuela Foligno

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