A seguito di intervento post traumatico per cataratta occhio sx con rimozione e sostituzione del cristallino, derivava una grave compromissione del visus (Corte d’Appello di Torino, Sez. I, sentenza n. 180/2021 del 15 febbraio 2021)

Il paziente citava a giudizio dinanzi al Tribunale di Torino, il Medico Oculista e la Struttura sanitaria, lamentando di essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico post traumatico per cataratta ad occhio sinistro con rimozione e sostituzione del cristallino, dal quale, oltre a complicazioni infettive, era derivata una grave compromissione del visus.

Il Tribunale accoglieva la domanda condannando i convenuti in solido al risarcimento del danno, oltre alle spese di lite.

La decisione veniva impugnata in appello e la Corte con sentenza n. 1437/2015 respingeva la domanda del paziente ritenendo che, sulla base delle prove documentali ammesse in appello, dovesse escludersi sia la mancanza di consenso informato, sia la responsabilità del medico e della struttura per i danni da lui subiti in conseguenza dell’intervento chirurgico al quale era stato sottoposto.

L’uomo impugna in cassazione lamentando:

a. la nullità della sentenza e la violazione dell’art. 345 co 3 cpc, in quanto la Corte territoriale aveva ammesso la produzione della dichiarazione contenente il consenso informato, ritenendo che il dedotto tardivo rinvenimento di essa nella cartella clinica costituisse una causa idonea a superare le preclusioni sancite dalla norma sopra richiamata;

b. l’omesso esame di un fatto decisivo per la soluzione della controversia, ex art. art. 360 n° 5 cpc, e cioè l’intestazione del consenso informato ad un medico diverso dalla persona del convenuto che aveva eseguito l’intervento chirurgico;

c. la violazione degli artt. 1176 e 1218 c.c, erroneamente applicati nell’escludere l’inadempimento professionale rispetto alle complicazioni insorte, in violazione della corretta ripartizione degli oneri probatori;

d. la violazione e falsa applicazione degli artt. 92 cpc e 2495 c.c. per essere stato condannato, a seguito della riforma della sentenza, a restituire le spese di lite in favore del socio unico della Struttura sanitaria, nelle more cancellata dal registro delle imprese .

Con sentenza n. 15762 del 2018, del 14 maggio 2018 la Suprema Corte accoglieva il primo motivo di ricorso, dichiarava assorbiti il secondo ed il quarto ed inammissibile il terzo; cassava la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinviava alla Corte d’appello per il riesame della controversia e per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

Preliminarmente la Corte d’Appello dà atto che la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il terzo motivo di ricorso, così determinando il passaggio in giudicato della sentenza d’appello che aveva escluso la colpa medica dell’Oculista, in relazione sia alla corretta esecuzione dell’intervento sia alla prescrizione al paziente di un’adeguata terapia post operatoria, e – conseguentemente – il rapporto causale tra tali condotte e il danno verificatosi.

La Corte d’appello, nel primo esame, riteneva ammissibile la produzione, effettuata dal Oculista soltanto in secondo grado, del modulo di consenso informato sottoscritto dal paziente, ma la Cassazione, in accoglimento del primo motivo di ricorso, ha cassato la sentenza impugnata sul punto, quindi, di tale documento non può tenersi conto ai fini della decisione.

Ciò posto, come da indicazioni del Giudice di legittimità, il principio di diritto cui la Corte territoriale deve uniformarsi è quello sancito dalla decisione 7248/2018.

Secondo tale indirizzo, il consenso informato possiede un’autonoma rilevanza ai fini della responsabilità risarcitoria, a prescindere dalla errata, o corretta, esecuzione della prestazione sanitaria.

“La violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; nonché un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in se stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale diverso dalla lesione del diritto alla salute.”

Dall’indirizzo richiamato dai Supremi Giudici, possono prospettarsi diverse situazioni:

“1. omessa/insufficiente informazione in relazione ad un intervento che ha cagionato un danno alla salute a causa della condotta colposa del medico, a cui il paziente avrebbe in ogni caso scelto di sottoporsi nelle medesime condizioni, hic et nunc: in tal caso il risarcimento sarà limitato solo danno alla salute subito dal paziente, nella sua duplice componente, morale e relazionale;

2. omessa / insufficiente informazione in relazione ad un intervento che ha cagionato un danno alla salute a causa della condotta colposa del medico, a cui il paziente avrebbe scelto di non sottoporsi: in tal caso, il risarcimento sarà esteso anche al danno da lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente;

3. omessa informazione in relazione ad un intervento che ha cagionato un danno alla salute a causa della condotta non colposa del medico, a cui il paziente avrebbe scelto di non sottoporsi: in tal caso, il risarcimento sarà liquidato con riferimento alla violazione del diritto alla autodeterminazione (sul piano puramente equitativo), mentre la lesione della salute – da considerarsi comunque in relazione causale con la condotta, poichè, in presenza di adeguata informazione, l’intervento non sarebbe stato eseguito – andrà valutata in relazione alla situazione differenziale tra quella conseguente all’intervento e quella (comunque patologica) antecedente ad esso;

4. omessa informazione in relazione ad un intervento che non ha cagionato un danno alla salute del paziente (e che sia stato correttamente eseguito): in tal caso, la lesione del diritto all’autodeterminazione costituirà oggetto di danno risarcibile tutte le volte che, e solo se, il paziente abbia subito le inaspettate conseguenze dell’intervento senza la necessaria e consapevole predisposizione ad affrontarle e ad accettarle, trovandosi invece del tutto impreparato di fronte ad esse.”

Ne deriva, pertanto, che dalla violazione del dovere di informare il paziente possono derivare due differenti danni: quello alla salute e quello da lesione di autodeterminazione.

Fermo e impregiudicato che il paziente, qualora correttamente informato, deve provare che non si sarebbe sottoposto all’intervento.

Ebbene, il paziente non ha provato, né allegato, che avrebbe rifiutato l’intervento ove fosse stato debitamente informato.

Anzi, nell’atto introduttivo del giudizio in primo grado, testualmente viene affermato: “Quindi il fatto di non essere stato messo in condizione di esprimere un consenso informato ha inciso in via diretta sul diritto all’autodeterminazione sulle scelte aventi ad oggetto la propria salute, a nulla rilevando come l’odierno attore si sarebbe comportato qualora avesse avuto piena coscienza in ordine ai rischi di complicazioni dell’atto chirurgico (Cass. n. 6735/02)”.

Anche nel grado di rinvio, inoltre, l’allegazione secondo cui il paziente non si sarebbe sottoposto all’intervento ove fosse stato reso edotto delle possibili complicanze è stata svolta per la prima volta soltanto in comparsa conclusionale, mentre è del tutto assente nell’atto di citazione in riassunzione.

Dunque, se manca la prova, e addirittura la tempestiva allegazione, rimane indimostrato il nesso causale tra l’omissione di informazione da parte del medico, da una parte, ed i danni alla salute, nonché al diritto all’autodeterminazione del paziente.

Inoltre, non è stato dimostrato nè allegato il danno, diverso da quello alla salute, di natura patrimoniale o non patrimoniale, che il paziente avrebbe subito dalla lesione del diritto all’autodeterminazione.

In tale ottica, il giuramento decisorio deferito dall’Oculista nel primo appello, sull’avvenuta sottoscrizione del modulo contenente il consenso informato è superfluo ai fini del decidere.

Sulla scorta di tali considerazioni, le domande proposte dal paziente nei confronti dell’Oculista e della Struttura devono essere rigettate.

La Corte evidenzia la sussistenza di precedenti giurisprudenziali contrastanti sulle tematiche del diritto al risarcimento del danno derivante dalla mancata informazione da parte del medico al paziente e sull’onere della prova.

Tale contrasto giustifica la compensazione nella misura della metà delle spese di giudizio di tutti i gradi.

Tuttavia, per il primo ed il secondo grado, il paziente ha già rimborsato integralmente alle altre parti le spese processuali di primo e secondo grado, corrispondendo al Medico ed alla Struttura, rispettivamente, le somme di euro 29.650,62 e di euro 26.681,59 ed ha altresì versato, a titolo di pagamento delle imposte di registro sulle sentenze di primo grado e di appello, la somma di euro 3.892,75, il Medico e la Struttura vanno condannati a restituirgli la metà delle somme già percepite e quindi, rispettivamente, euro 14.825,31 ed euro 13.340,80 , nonché a rimborsargli, in solido tra loro, la somma di euro 1.946,38, pari alla metà delle tasse di registro sulle sentenze di primo grado e d’appello.

Le spese della CTU di primo grado, vengono poste definitivamente a carico del paziente per metà e della Struttura per la restante metà.

In conclusione, la Corte di Appello di Torino, in sede di rinvio dalla Cassazione: respinge le domande proposte dal paziente nei confronti del Medico e della Struttura; pone definitivamente le spese d ella CTU svolta in primo grado, a carico del paziente per metà; condanna il Medico e la Struttura a restituire al ricorrente rispettivamente le somme di euro 14.825,31 e di euro 13.340,80 nonché a rimborsargli, in solido tra loro, la somma di euro 1.946,38; – condanna il ricorrente a rimborsare alle controparti la metà delle spese processuali del giudizio di legittimità e del giudizio di rinvio, liquidate, per il giudizio di cassazione e per ciascuna delle controparti, in complessivi euro 7.290,00 e, per il giudizio di rinvio e per ciascuna delle controparti, in complessivi euro 9.515,00.

Avv. Emanuela Foligno

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