La consulenza tecnica d’ufficio è mezzo istruttorio diverso dalla prova vera e propria, sottratto alla disponibilità delle parti; respinta la domanda del dipendente volta al riconoscimento della causa di servizio per le infermità diagnosticate (Corte di Cassazione, VI civile, ordinanza n. 4612/2021)

Con l’ordinanza n. 4612/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un cittadino contro la decisione dei Giudici di merito di rigettare la domanda di riconoscimento delle infermità al medesimo diagnosticate come dipendenti da causa di servizio.

La Corte territoriale, in particolare, aveva rilevato, in conformità alla decisione di primo grado, come il ricorrente avesse omesso di allegare i fatti costitutivi del diritto azionato e, specificamente, le mansioni svolte e le condizioni di lavoro assunte come causative dell’infermità sofferta. Inoltre, non era stata svolta alcuna istanza istruttoria, essendosi il predetto limitato a richiedere una consulenza medico legale.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente denunciava, tra gli altri motivi, l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio nonché vizio di motivazione della sentenza, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5 cod. proc. civ., anche in relazione all’art. 61 cod. proc. civ., per mancata ammissione della consulenza medico legale d’ufficio.

I Giudici Ermellini hanno tuttavia chiarito che la consulenza tecnica d’ufficio è mezzo istruttorio diverso dalla prova vera e propria, sottratto alla disponibilità delle parti, rientrando la valutazione di disporre la nomina dell’ausiliario nel potere discrezionale del giudice di merito, il cui esercizio non è censurabile in cassazione. Da li la decisione di rigettare il ricorso in quanto inammissibile.

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