In tema di danno differenziale, il giudice di merito deve tener conto che l’indennizzo erogato dall’Inail ristora unicamente il danno biologico permanente

In tema di danno differenziale, la diversità strutturale e funzionale tra l’erogazione Inail ex art. 13 del d.lgs. n. 38 del 2000 ed il risarcimento del danno secondo i criteri civilistici non consente di ritenere che le somme versate dall’Istituto assicuratore possano considerarsi integralmente satisfattive del pregiudizio subito dal soggetto infortunato o ammalato.

Lo ha ribadito, coerentemente con la giurisprudenza di legittimità, la Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul ricorso di un lavoratore contro la sentenza di appello nell’ambito della causa intentata contro la datrice.

La Corte territoriale, in parziale riforma della sentenza del Tribunale, aveva rideterminato il danno spettante al ricorrente in euro 25.160,25 di cui euro 20.160,25 a titolo di danno biologico permanente ed euro 5.000,00 a titolo di danno morale, escludendo, invece, il risarcimento del danno alla professionalità e il danno da inabilità temporanea totale e parziale invece riconosciuti dal giudice di primo grado.

Nel ricorrere per cassazione il dipendente deduceva, tra gli altri motivi, che la sentenza impugnata avesse erroneamente ritenuto che il riconoscimento delle voci di risarcimento del danno relative alla inabilità temporanea totale e parziale fosse incompatibile con l’assenza giustificata dalle medesime patologie.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 9083/2020 ha ritenuto la doglianza meritevole di accoglimento.

Per gli Ermellini, infatti, il Giudice a quo, non si era uniformato al procedimento determinativo previsto in un precedente caso in materia di danno differenziale, secondo cui “il giudice di merito, dopo aver liquidato il danno civilistico, deve procedere alla comparazione di tale danno con l’indennizzo erogato dall’Inail secondo il criterio delle poste omogenee, tenendo presente che detto indennizzo ristora unicamente il danno biologico permanente e non gli altri pregiudizi che compongono la nozione pur unitaria di danno non patrimoniale”.

Pertanto – prosegue la Cassazione – occorre dapprima distinguere il danno non patrimoniale dal danno patrimoniale, comparando quest’ultimo alla quota Inail rapportata alla retribuzione e alla capacità lavorativa specifica dell’assicurato; successivamente, con riferimento al danno non patrimoniale, dall’importo liquidato a titolo di danno civilistico vanno espunte le voci escluse dalla copertura assicurativa (danno morale e danno biologico temporaneo) per poi detrarre dall’importo così ricavato il valore capitale della sola quota della rendita Inali destinata a ristorare il danno biologico permanente”.

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