Violenza è qualsiasi forma di costringimento psico-fisico idoneo ad incidere sull’altrui libertà di autodeterminazione, ivi compresa l’intimidazione psicologica diretta provocare la coazione della vittima a subire atti sessuali, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto coniugale o paraconiugale

La vicenda

Condannato all’esito di giudizio abbreviato dinanzi al Tribunale di Lecce, alla pena di due anni e due mesi di reclusione in quanto ritenuto responsabile dei reati di cui agli artt. 572 e 609 bis, ult. comma cod. pen. nei confronti della moglie convivente.
Avverso la predetta sentenza confermata in appello, l’uomo presentava ricorso per Cassazione, adducendo l’insussistenza degli addebiti e degli elementi costitutivi del reato.
Tra i due coniugi sussisteva, ormai da tempo, una forte conflittualità e in ogni caso, tutti i rapporti sessuali – a detta del ricorrete – erano avvenuti consensualmente.
Ma per i giudici della Cassazione le censure difensive non erano in grado di scalfire la natura vessatoria delle condotte poste in essere dall’imputato nei confronti della moglie.
«Non basta, infatti, evocare il clima di aperta conflittualità all’interno della coppia coniugale per elidere la connotazione molesta e persecutoria della condotta tipica che presuppone una chiara prevaricazione posta in essere dall’aggressore nei confronti della vittima all’interno del consesso familiare, che proprio perché sistematica – da qui l’abitualità richiesta dalla norma incriminatrice – va a ledere l’integrità psichica, prima ancora che fisica, del soggetto passivo traducendosi in un sistema di vita che, in ragione delle continue umiliazioni, violenze, atti offensivi della dignità e della libertà della persona e del clima di paura conseguentemente instauratosi, rende dolorosa la stessa relazione familiare».
Tale condizione era stata compiutamente accertata dai giudici di merito attraverso le dichiarazioni rese non solo dalla persona offesa, ma anche dalla madre, dalla sorella e persino dal medico curante che aveva riferito di essere a conoscenza del forte disagio della famiglia e della condizione di grave prostrazione della donna, nonché della circostanza della sua collocazione insieme ai figli, su iniziativa dell’assistente sociale, all’interno di una comunità protetta, per porre fine ad ogni ulteriore protrazione dell’illecito.
Peraltro, la stessa giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito che integra il reato di cui all’art 609 bis c.p., nella forma cd. “per costrizione”, qualsiasi forma di costringimento psico-fisico idoneo ad incidere sull’altrui libertà di autodeterminazione, ivi compresa l’intimidazione psicologica che sia in grado di provocare la coazione della vittima a subire atti sessuali, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto coniugale o paraconiugale, né conseguentemente il potere di imporre od esigere una prestazione sessuale senza il consenso del partner.

L’intimidazione psicologica

Il concetto di intimidazione psicologica rimanda necessariamente al peculiare contesto spazio temporale nel quale si svolge l’azione, assumendo rilievo le contingenze specifiche che oltre a comprimere la capacità di reazione del soggetto passivo ne limitino in concreto l’espressione di volontà.
In un simile quadro, in ordine al contesto in cui il reato si era consumato e al clima caratterizzato da costante sopraffazione da parte del marito sulla moglie, del tutto inconsistenti risultavano le doglianze difensive volte a rimarcare l’implicito consenso al rapporto sessuale desumibile dalla accondiscendenza finale della donna.
Ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale non ha, infatti, valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca “quando è provato che l’autore, per le violenze e minacce precedenti poste ripetutamente in essere nei confronti della vittima, aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali.
Per tali ragioni, è stata confermata in via definitiva la decisione di condanna per il marito autore delle violenze sessuali.

La redazione giuridica

 
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