Per i Giudici del merito, se l’attore fosse rimasto vittima di investimento da parte di vettura rimasta non identificata, i testimoni si sarebbero dovuti attivare nella richiesta di soccorsi

Aveva convenuto in giudizio, davanti al Giudice di pace l’impresa assicuratrice designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, chiedendo che fosse condannata al risarcimento dei danni da lui subiti a causa dell’investimento da parte di una vettura non identificata, avvenuto mentre stava attraversando sulle strisce pedonali una via cittadina.

In sede di merito l’istanza era stata rigettata, cosicché il pedone ricorreva per cassazione deducendo che la sentenza impugnata:

  • avrebbe rigettato erroneamente la domanda risarcitoria in base al solo fatto che il danneggiato non aveva sporto denuncia dell’investimento subito all’Autorità giudiziaria.
  • sarebbe stata contraddittoria perché, rifiutando di dare corso alla richiesta c.t.u.;
  • avrebbe poi rigettato la domanda senza date all’attore la possibilità di dimostrarne la fondatezza;
  • non avrebbe fatto un uso corretto della prova per presunzioni ed avrebbe, valutando in modo atomistico singoli dati probatori, negato il carattere della precisione e concordanza ad una serie di elementi, tra i quali la scheda del pronto soccorso ospedaliero (dove si faceva riferimento ad un incidente) e le deposizioni dei testimoni, che sarebbero prive di contraddizioni;
  • non avrebbe valutato correttamente le prove testimoniali né la circostanza che, essendo l’incidente avvenuto a tarda sera, era comprensibile che i testimoni non ricordassero con precisione il punto dell’impatto tra la vettura e l’investito.

La Suprema Corte, con ordinanza n. 18717/2021 ha ritenuto le doglianze inammissibili.

La Cassazione ha rilevato, innanzitutto, che la sentenza impugnata, confermando il rigetto della domanda già compiuto dal Giudice di pace, aveva rigettato il gravame sulla base di una serie di considerazioni tra loro connesse. In particolare, il Tribunale aveva evidenziato:

1) che le deposizioni dei testimoni erano tra loro in contraddizione, e perciò non attendibili;

2) che era poco credibile la circostanza per cui costoro, pur avendo assistito al presunto investimento, non ricordassero il punto d’urto tra il veicolo e il pedone e non si fossero attivati, nell’immediatezza del fatto, a chiedere l’intervento di un’ambulanza o dei vigili urbani;

3) che assumeva rilievo la circostanza per cui il danneggiato non aveva esibito la denuncia querela presentata alla Procura della Repubblica, impedendo in tal modo di accertare a quanto tempo di distanza essa era stata sporta e quale ne fosse il contenuto;

4) che il referto del pronto soccorso non conteneva alcun riferimento al presunto investimento da parte di un veicolo rimasto sconosciuto, ma solo, genericamente, al fatto dell’investimento.

A fronte di tale motivazione, appariva evidente che le doglianze erano in parte inammissibili, perché non coglievano la ratio decidendi della sentenza impugnata e sollecitavano la Cassazione ad un nuovo e non consentito esame del merito; ed in parte infondate, perché le lamentate violazioni di legge non sussistevano.

Non risponde al vero che la sentenza avesse respinto la domanda a causa della mancata presentazione della denuncia querela, perché questo elemento era stato considerato solo come supporto della motivazione, e poi la sentenza non negava la presentazione della denuncia, ma solo la mancata esibizione della medesima (primo motivo).

Parimenti, non era esatto che la motivazione della sentenza fosse incomprensibile; né poteva affermarsi che la domanda fosse stata rigettata per la mancata ammissione della c.t.u., posto che questa non è un mezzo di prova; e poi, comunque, una volta ritenuta insufficiente la prova del fatto storico, non aveva alcun senso procedere ad una consulenza tecnica (secondo motivo).

Quanto, infine, al terzo e quarto motivo, il Supremo Collegio ha osservato che — fermo restando l’evidente tentativo di rimettere in discussione gli accertamenti in fatto compiuti dal giudice di merito — non corrispondeva al vero che la sentenza impugnata avesse compiuto una valutazione atomistica e disarmonica delle prove; essa, al contrario, aveva svolto il compito tipico del giudice di merito, cioè raccogliere le prove e valutarle con un giudizio globale, al quale la Corte di legittimità non può e non deve sostituirsi.

La redazione giuridica

Sei stato coinvolto in un incidente stradale? hai subito un danno fisico o perso un congiunto e vuoi ottenere il massimo risarcimento danni? Clicca qui

Leggi anche:

Lesioni causate da omessa custodia della strada e nesso causale

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui