Investimento dell’operaio. Il Tribunale di Brescia condannava l’automobilista alla pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione (Cassazione penale, sez. IV, sentenza n. 4150 depositata il 07/02/2022).

Investimento dell’operaio in prossimità del cantiere stradale.  Il GUP del Tribunale di Brescia, condannava l’automobilista, concesse le circostanze attenuanti generiche e applicata la diminuente per il rito, alla pena condizionalmente sospesa di anni 1 e mesi 4 di reclusione, con sospensione della patente di guida per un anno perché percorrendo la strada provinciale, in prossimità di un cantiere stradale, procedendo ad una velocita non commisurata alle condizioni della strada (bagnata-presenza cantiere) che non permetteva l’arresto tempestivo del mezzo condotto, urtava con lo spigolo anteriore destro della vettura l’operaio impegnato nella propria attività, il quale veniva prima caricato sul cofano motore, per poi sbattere violentemente il capo sul parabrezza montante destro ed essere infine catapultato sul ciglio erboso del lato destro della strada, riportando “Importante emorragia a livello del capo, del volto e delle vie aeree, grave deformità della gabbia toracica, deformità arti inferiori bilateralmente”, gravissime lesioni in conseguenza delle quali decedeva.

La Corte di Appello di Brescia, in parziale riforma della sentenza di primo grado, riconosceva all’imputato anche la circostanza attenuante di cui all’art. 589 bis c.p., comma 7, e rideterminava la pena inflitta in mesi 8 di reclusione, confermando nel resto.

L’automobilista ricorre in Cassazione lamentando travisamento della prova per omissione con specifico riferimento alla deposizione di uno dei testi in punto di elemento soggettivo del reato di cui all’art. 589 bis c.p. in relazione alla eccezionalità ed imprevedibilità del comportamento della vittima e la quantificazione della pena accessoria della sospensione della patente di guida.

I motivi sono inammissibili.

Il ricorrente ha riproposto le stesse questioni già devolute in appello, e da quei Giudici esaminate e disattese con motivazione del tutto coerente e adeguata, senza in alcun modo sottoporle ad autonoma e argomentata confutazione.

In ogni caso, i motivi sono manifestamente infondati, in quanto rivolti a ottenere una rilettura degli elementi di prova che non è consentita in legittimità e la struttura della decisione impugnata risulta logica e coerente.

La Corte territoriale aveva già accertato che l’operaio deceduto si trovava sul margine dell’opposta carreggiata al momento dell’investimento e stava retrocedendo, tanto è che veniva investito da dietro, al tempo stesso l’automobilista percorreva lo stesso tratto di strada, interessato da un cantiere stradale segnalato, a una velocità non adeguata alla presenza di vari operai e avveniva l’investimento dell’operaio.

La Corte, alla luce della dinamica del caricamento del corpo del pedone, della proiezione dello stesso a varie decine di metri dal punto di urto, dei danni prodotti dall’impatto, ha ritenuto che il veicolo viaggiasse- al momento dell’incidente – a una velocità certamente superiore a quella massima di 30 km/h consentita.

Difatti, lo stesso automobilista, nell’immediatezza del fatto, ha riferito che al momento del sinistro viaggiava a 60-70 km/h, e dunque a velocità doppia rispetto a quella consentita.

E’ del tutto corretta la motivazione della Corte d’Appello laddove si è soffermata analiticamente sui dati: 1. dinamica del caricamento del corpo del pedone sul cofano dell’auto con violento impatto con il montante laterale del parabrezza e del visibile danneggiamento del veicolo; 2. proiezione del corpo ad oltre 33 metri dal punto di investimento; 3. danni prodotti dall’impatto; 4. constatazione per la quale il veicolo viaggiava – al momento dell’impatto – a una velocità certamente superiore a quella massima di 30 km/h consentita in loco.

Corretta, inoltre, la valutazione che ha escluso nella condotta della vittima profili idonei a integrare una concausa dell’evento, tale da giustificare l’attenuante di cui all’art. 589 bis c.p., comma 7.

Del resto, la doppia conforme, afferma la responsabilità dell’automobilista per l’ investimento dell’operario escludendo che lo stesso non stava effettuando l’attraversamento improvviso della carreggiata, ma che procedeva all’indietro in senso ortogonale rispetto all’asse stradale percorsa dal veicolo.

Il ricorso viene dichiarato inammissibile e l’automobilista viene condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.

La redazione giuridica

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