Sussiste assoluta mancanza di nesso eziologico giuridicamente rilevante, in quanto il danno psichico subito non può essere ricondotto a fatto illecito (Tribunale Imperia, Sez. I, 26/01/2021, Sentenza n.55

L’attrice, al settimo mese di gravidanza, s’accingeva ad entrare nell’anfiteatro del castello dei Doria in Comune di Isolabona ove ella avrebbe dovuto sposarsi; il futuro marito, s’apprestava a sostare sull’ingresso in attesa dell’arrivo della sposa; all’improvviso alcune travi in legno della struttura cedettero, provocando la caduta di 2 invitati; costoro, di cui uno in gravissime condizioni, furono trasportati in ospedale; l’attrice, appena scesa dall’auto, udì il boato e le urla dei presenti, ma, non vedendo più all’improvviso il futuro marito, fu colta da un malore poiché preoccupata per le sue sorti; non essendo la zona adeguatamente coperta dalla rete mobile telefonica, la donna non ebbe conoscenza di cosa fosse accaduto per 3 ore, dopo le quali ella poté riabbracciare lo sposo; la cerimonia si celebrò in un clima di disperazione; a causa dello shock l’attrice subì le gravi complicanze della gravidanza, per poi dare alla luce il proprio figlio a mezzo di parto cesareo disposto d’urgenza; il neonato sviluppò disturbi della nutrizione, del sonno e della defecazione, manifestando anche ipercinesia; a propria volta la donna iniziava ad accusare paura del vuoto e disturbi del sonno; le sedute di psicoterapia alla quale ella si sottopose per circa 2 anni non sortirono effetti, tant’è che nella perizia medico-legale di parte è stata certificata l’insorgenza d’un disturbo ansioso-depressivo cronicizzato, ritenuto direttamente riconducibile agli eventi occorsi il 30-6-2013.

Preliminarmente, il Tribunale dà atto che l’orientamento della giurisprudenza è del tutto costante nell’individuare la disciplina del nesso causale tra il fatto illecito e il danno cd. evento negli art. 40 c.p. e all’art. 41 c.p.

Il concetto di prevedibilità del danno-evento è ben diverso da quello relativo al cd. danno “conseguenza” al quale si riferisce l’art. 1225 c.c., venendo “…in rilievo una nozione di prevedibilità che concerne invece le regole statistiche e probabilistiche necessarie per stabilire il collegamento di un certo evento ad un dato fatto o comportamento.”, per poi chiosare che “nell’ambito di tale nozione di prevedibilità, sono risarcibili in tema di responsabilità aquiliana i danni che siano un effetto normale dell’illecito, in base al suddetto criterio della causalità adeguata.”

Posti, e condivisi, tali principi, non può ritenersi la sussistenza d’un rapporto giuridicamente rilevante di causa-effetto tra gli eventi di causa e il danno psichico subito dalla donna, nonché, e ancor prima, la lesione d’un diritto suscettibile di tutela e di risarcimento.

Il crollo della pavimentazione non interessava l’attrice, né il marito, bensì soggetti estranei al nucleo familiare e alla sfera affettiva della donna.

In tema di danni cd. riflessi patiti dal terzo, non attinto dal fatto illecito, è ammissibile il ristoro soltanto in presenza d’un danno cd. parentale ossia d’un danno inflitto ad un congiunto – o al partner convivente – della vittima, e sempre che sia allegato e dimostrato che il fatto pregiudizievole abbia provocato in loro un’alterazione dell’ equilibrio psichico o emotivo tale da determinare uno sconvolgimento esistenziale, ovvero un’alterazione del proprio relazionarsi con il mondo esterno, e/o un totale sconvolgimento delle abitudini di vita del nucleo familiare sul quale si sono riverberate quali conseguenze gli effetti dell’evento traumatico.

Il danno lamentato dall’attrice esprime un interesse privo di qualsiasi tutela giuridica, non essendo risarcibile un simile pregiudizio indiretto, ricollegabile a una antecedente lesione inflitta all’integrità di un congiunto, bensì a coloro che erano amici o conoscenti.

Difatti, l’attrice non ha chiarito la natura del rapporto che la legava agli invitati precipitati nel vuoto, i quali, giust’appunto, avrebbero potuto anche essere degli estranei invitati dallo sposo.

Inoltre, l’attrice accusava il malore temendo per l’incolumità dello sposo, ma tale timore altro non è che una mera preoccupazione soggettiva.

Vi è anche da considerare che la rappresentazione dei fatti da parte dell’attrice appare del tutto inverosimile laddove viene affermato “la sposa arrivò sul posto mentre lo sposo si apprestava ad attendere all’ingresso dell’anfiteatro”.

Ebbene, se il futuro sposo si trovava al di fuori dell’edificio (in attesa della sposa), come risulta anche dalle fotografie prodotte in atti, non è dato comprendere, le ragioni per cui l’ attrice potè fondatamente temere per l’incolumità del futuro marito.

Le domande dell’attrice, vengono dunque, respinte per assoluta mancanza di nesso eziologico giuridicamente rilevante, in quanto lo shock emotivo subito non può essere ricondotto a fatto illecito.

La soccombenza dell’attrice comporta la condanna della rifusione in favore del Comune delle spese processuali liquidate in euro 6.000,00, oltre spese generali e accessori di legge.

Avv. Emanuela Foligno

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