Con un’ordinanza della Cassazione si è espressa sull’accordo che il coniuge non lavori specificando se vale anche dopo la separazione. 

La Corte di Cassazione, sezione civile, con l’ordinanza n. 3297 dell’8 febbraio 2017, ha acceso i riflettori sull’accordo che il coniuge non lavori.
Se prima della separazione i coniugi hanno concordato che uno dei due non lavorasse, l’accordo permane anche dopo la separazione. Ciò in ragione del fatto che la separazione tende a mantenere il più possibile immutata la situazione pregressa, cioè quella matrimoniale. Compreso lo stile di vita.
Gli Ermellini si sono occupati di un caso, finito sul banco dei giudici della Corte d’appello di Catanzaro, che aveva modificato la pronuncia di primo grado. Di fatto la Corte aveva condannato una donna a pagare 150 euro mensili a figlio, più il 30% delle spese straordinarie.
Pertanto la donna ha adito la Corte di Cassazione, lamentando la violazione dei diritti previsti dagli artt. 155 e 156 cod. civ., e rivendicando il diritto a vedere confermato un assegno pari a 1.700 euro mensili, così come previsto nella sentenza di primo grado.

L’analisi della Cassazione

I giudici della Cassazione hanno aderito alle argomentazioni della donna. A loro parere, nel prendere la decisione, la Corte d’appello non aveva tenuto conto delle condizioni reddituali diverse dei due coniugi, tanto da poter capire se la somma attribuita alla donna fosse adeguata alle sue risorse.
Inoltre, la Corte di Cassazione ha sottolineato che la Corte d’appello non aveva tenuto conto di una sua sentenza: la n. 18547 del 2006. L’atto riguardava la considerazione sulla separazione in quanto strumento giuridico che tende a conservare il più possibile gli effetti del matrimonio.
Quindi, se i coniugi durante il matrimonio hanno stretto l’accordo che uno dei due non lavori, anche dopo la separazione l’intesa resta valida. Pertanto, la Cassazione ha accolto il ricorso della donna e annullato la sentenza di secondo grado.
Pertanto, la Corte d’appello dovrà tornare ad esaminare il caso.
 
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