L’errata indicazione nel verbale del modello di autovelox utilizzato per il rilevamento dell’infrazione comporta la nullità del provvedimento sanzionatorio, trattandosi di vizio di motivazione e non di mero errore materiale incidente sul diritto di difesa del ricorrente

La vicenda

Con ricorso depositato dinanzi al Giudice di Pace di Alessandria, il ricorrente impugnava ben nove verbali di contestazione per eccesso di velocità, elevate a suo carico dalla Polizia Stradale ed accertate mediante autovelox.

Di ciascuno chiedeva l’annullamento per le seguenti motivazioni: innanzitutto, l’apparecchiatura utilizzata per il rilevamento delle infrazioni non era quella indicata in verbale; inoltre, mancava l’omologazione e taratura dell’apparecchiatura.

L’amministrazione resistente si costituiva in giudizio, eccependo la tardività del ricorso per tre dei verbali impugnati, mentre chiedeva il rigetto del ricorso per i rimanenti.

Il Giudice di Pace di Alessandria ha accolto il ricorso perché fondato (sentenza n. 382/2019).

Preliminarmente ha ricordato che per valutare la tempestività del ricorso inviato a mezzo posta si deve verificare la data di invio del plico e non quello di ricezione dello stesso da parte dell’Ufficio giudiziario adito; ebbene, nel caso in esame, il ricorso risultava ritualmente inviato in data 06.5.2019, a fronte di verbali notificati il 05.4.2019; il ricorso era, perciò, stato proposto entro il trentesimo giorno da detta notifica.

Quanto al merito, è stato ribadito che il verbale deve recare indicazione degli elementi essenziali del procedimento di accertamento della infrazione, tra cui, in caso di rilevamento automatico delle infrazioni relative al superamento dei limiti di velocità, gli estremi della apparecchiatura utilizzata.

L’art. 142, comma 6 CdS recita infatti, che “Per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate …”.

L’amministrazione resistente aveva riconosciuto l’errore denunciato dal ricorrente concernente l’errata indicazione a verbale della apparecchiatura utilizzata per il rilevamento delle infrazioni, ma lo aveva definito, un mero refuso, come tale irrilevante ai fini della validità dell’accertamento.

Ma tale opinione, per il giudice piemontese non può essere condivisa.

“L’errata indicazione nel verbale del modello di autovelox utilizzato per il rilevamento dell’infrazione, – ha affermato – inficia irrimediabilmente il provvedimento sanzionatorio, trattandosi di atto pubblico destinato ad avere fede privilegiata per quanto concerne l’attività direttamente compiuta e verificata dal verbalizzante: ed invero, l’attestazione fidefacente è condizione di legittimità della pretesa sanzionatoria”.

A tal proposito, la stessa giurisprudenza di legittimità è da sempre molto rigorosa.

Ad esempio, si è detto che la mancata indicazione nel verbale della ordinanza prefettizia nella quale si autorizza la polizia ad effettuare contravvenzioni con contestazione differita integri vizio di motivazione con conseguente nullità del verbale stesso (Cass. n. 26441/2016); analogamente, è stato affermato che il verbale deve recare indicazione della avventa taratura della apparecchiatura di rilevamento automatico a pena di nullità del medesimo, perché solo in tal caso il rilevamento può ritenersi affidabile (Cass. n. 5227/2018).

In conclusione, l’errata indicazione nel verbale dello strumento rilevatore della velocità (con conseguente ricaduta sulle indicazioni relative ai necessari provvedimenti di omologazione e taratura della apparecchiatura) integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio, non una mera irregolarità formale dipendente da errore materiale e come tale è idonea a pregiudicare il diritto di difesa del ricorrente, non rimediabile nella fase di opposizione.

In definitiva, il ricorso è stato accolto e annullati i verbali opposti.

La redazione giuridica

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