Le contestazioni alla CTU nel procedimento di ATP

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I motivi di contestazione alla CTU devono essere specifici e devono essere idonei a confutare le conclusioni cui è pervenuto il Consulente tecnico.

La vicenda

Veniva presentata in data 11/4/2022 domanda ai fini del conseguimento della indennità di accompagnamento ex lege n.18/1980. L’interessato veniva sottoposto a visita medica e gli veniva riconosciuta una percentuale insufficiente per accedere al beneficio.

Avverso detto decreto presentava ricorso per ATP ai sensi dell’art. 445bis c.p.c. all’esito del quale il CTU escludeva il diritto richiesto. Tempestivamente veniva formulato atto di dissenso avverso le conclusioni tratte dal medico-legale nominato.

Il giudizio

Il Tribunale (Tribunale Napoli – sentenza 8 maggio 2024, n. 2406) ritiene il ricorso infondato. L’art. 445 bis c.p.c prevede che nella fase di opposizione all’ATP la parte ricorrente deve contestare le conclusioni del CTU, a pena di inammissibilità. Pacifica tale norma, i motivi di contestazione della CTU devono essere specifici e devono essere idonei a confutare le conclusioni cui è pervenuto il CTU.

In altri termini: il Giudice deve essere in grado di ipotizzare un’erroneità della CTU per un motivo (appunto, come detto) specifico che deve essere indicato dalla parte, ad esempio per contrasto con le percentuali di invalidità in materia di invalidità civile (tabelle di cui al DM 5/2/1992), o per erroneo calcolo riduzionistico, oppure per altro specifico motivo appositamente argomentato.

Nel caso di specie il motivo di opposizione riguarda la generica affermazione che le patologie lamentate siano state erroneamente valutate dal CTU.

Nessuna altra osservazione medica o giuridica viene evidenziata dall’interessato in sede di opposizione, ove ci si riferisce a “una ossigeno terapia costante e a una errata classificazione della patologia cardiologica”.

Ebbene, contrariamente a quanto affermato dalla parte soccombente, per entrambe le affezioni il CTU ha motivato con adeguatezza le patologie riscontrate anche alla luce della documentazione depositata.

Acquisizione della documentazione medica

Invece, in merito all’acquisizione della documentazione medica ulteriore che dimostra l’aggravarsi delle patologie in un momento successivo all’esperimento delle operazioni peritali viene richiamato l’art. 149 disp. att. c.p.c, ai sensi del quale “nelle controversie in materia di invalidità pensionabile deve essere valutato dal Giudice anche l’aggravamento della malattia, nonché tutte le infermità comunque incidenti sul complesso invalidante che si siano verificate nel corso tanto del procedimento amministrativo che di quello giudiziario”. Tuttavia, il Tribunale ritiene che tale norma non sia applicabile in quanto incompatibile con un accertamento che abbia ad oggetto esclusivamente l’esistenza di errori nella CTU non omologata a seguito di dissenso dichiarato.

Non può parlarsi di “contestazione” delle conclusioni contenute nella Consulenza, se il motivo dipende da circostanze cliniche verificatesi in un momento successivo alla data della conclusione dell’incarico peritale.

A maggior ragione, attribuire rilevanza ad aggravamenti verificatisi dopo il deposito del ricorso comporterebbe la paradossale conseguenza che la parte, pur non avendo nulla da contestare né al momento della dichiarazione di dissenso né al momento dell’instaurazione del relativo giudizio, sarebbe legittimata ad allegare una generica contestazione, per evitare di incorrere nel vizio di inammissibilità del ricorso, e per invocare in corso di causa, il fatto successivo dell’aggravamento al fine di ottenere l’accoglimento di un ricorso introdotto grazie ad una contestazione sopravvenuta.

Le contestazioni alla CTU

In altri termini, è consentito alla parte depositare il dissenso solo nel caso in cui sia possibile far valere dei vizi verificatisi già al momento della conclusione dell’incarico peritale.

La S.C. ricorda che il sindacato del Giudice sulla CTU è limitato ai soli vizi di violazione di legge ovvero ai vizi della motivazione, non potendo il Giudice sindacare il merito delle valutazioni mediche operate dal consulente (cfr. Cass. 7341/2004; 2151/2004; 11054/2003) e dunque risultando all’uopo irrilevanti le eventuali diverse valutazioni operate da altro Sanitario.

A parte ciò, quanto accertato dal CTU è allineato con la valutazione svolta in sede amministrativa, che ha riconosciuto l’interessato invalido nella misura del 50%, sicché la rinnovazione della CTU richiesta sarebbe del tutto esplorativa e contrastante con il principio di economia processuale.

Non vi sono nella relazione del CTU vizi logici di motivazione, o violazioni di legge tali da fare dubitare della sua utilizzabilità, ciò anche perché le censure dell’interessato sono fondate su una diversa valutazione della condizione clinica accertata.

Il ricorso viene integralmente rigettato.

Avv. Emanuela Foligno

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