Con il ricorso di primo grado il lavoratore esponeva di avere infruttuosamente esperito la procedura amministrativa diretta ad ottenere il riconoscimento di malattia professionale consistente in Linfoma Non Hodgkin contratta a causa dell’attività lavorativa di tecnico di laboratorio (Corte d’Appello di Roma, Sez. Lavoro, Sentenza n. 3381/2021 del 01/10/2021 RG n. 1265/2019)

Il lavoratore deduce che tale patologia era stata causata dall’esposizione prolungata alle radiazioni ionizzanti emesse dagli isotopi utilizzati nell’espletamento del proprio lavoro: iodio 125 e trizio.

Nello specifico espone:

  • di avere lavorato dall’1981 all’1985 con le mansioni di tecnico di laboratorio effettuando la marcatura degli antigeni e degli anticorpi b con iodio 125, purificazione del prodotto marcato attraverso colonne cromatografiche, diluizione del prodotto diluizione ed inflaconamento di prodotti marcati con trizio;
  • dal 1985 era stato nominato responsabile dei reparti di produzione di antigeni e di anticorpi e loro confezionamento continuando a svolgere la propria attività nel laboratorio dove veniva assemblato il prodotto finito in cui era inserito il tracciante radioattivo;
  • dal 1993 al 2012 era stato nominato dirigente con incarico di occuparsi della gestione di tutto lo stabilimento, aveva sempre continuato ad operare negli ambienti in cui i prodotti a base di iodio e trizio e dei traccianti radioattivi venivano prodotti e confezionati.

Invoca, pertanto, il riconoscimento della malattia professionale determinante menomazione dell’inabilità lavorativa permanente in misura pari al 25% e comunque superiore al 16% con conseguente condanna dell’Inail al pagamento in suo favore della rendita corrispondente; in subordine chiedeva accertarsi la malattia professionale in misura superiore al 6% con conseguente condanna al pagamento dell’indennizzo.

L’istituto deduce che dalla documentazione medica portata in visione e dall’anamnesi lavorativa dell’assicurato non era emersa una esposizione a rischio idonea a determinare la malattia professionale cosi come da parere Contarp dal quale si evinceva che il ricorrente era stato esposto a radiazioni ionizzanti solo per un brevissimo periodo e in misura notevolmente inferiore alle percentuali massime legislativamente previste.

Il primo Giudice non disponeva istruttoria e rigettava la domanda del lavoratore condannandolo al pagamento delle spese di lite.

La decisione viene appellata e la Corte dispone CTU Medico-Legale..

Si legge nella Consulenza: “Esposizione lavorativa: Nella attività lavorativa svolta i radioisotopi vengono utilizzati in forma non sigillata per cui oltre al rischio di irraggiamento esterno sussiste anche il rischio di irraggiamento interno per eventuale incorporazione. Lo 1 -125 emette radiazioni di tipo gamma di energia massima 28,35 Key. Dallesame delle schede di destinazione lavorativa rese disponibili alla Contarp, il paziente risulta classificato come lavoratore professionalmente esposto: dal 1981 al 1985 in Categoria A secondo l’attuale classificazione in quanto sottoposto a sorveglianza sanitaria da parte del medico Autorizzato con cadenza semestrale (> a 6 mSv), dal 1986 al 1996 in Categoria B secondo l’attuale classificazione in quanto suscettibile di ricevere una irradiazione superiore a qu ella fissata per la popolazione nel suo insieme (>a 1 mSv e < a 6mSv). Relativamente al periodo di esposizione al rischio il Signor ***** riferisce controlli semestrali presso I”ENEA Casaccia dei livelli di contaminazione interna (tiroide e corpo intero). Il linfoma non –Hodgkin (presente nel Signor *****) si può sviluppare in diversi organi (linfonodi, ma anche stomaco, intestino, cute e sistema nervoso centrale) a partire dai linfociti B e dai linfociti T. I fattori di rischio per questa malattia sono noti solo in parte. II rischio di LNH aumenta anche con l’esposizione a radiazioni (anche per trattamenti medici precedenti) o a certe sostanze chimiche come erbicidi e insetticidi e in tutti i casi in cui il sistema immunitario non funziona al meglio (infezione da HIV, AIDS, malattie autoimmuni, terapie con farmaci antirigetto dopo un trapianto, eccetera). Per stimare il rischio di neoplasie conseguenti ad esposizioni acute o croniche alle radiazioni ionizzanti, l’ICRP (International Commission on Radiological Protection) basa sulI’ipotesi lineare senza soglia (Linear Non Threshold – LNT) in combinazione con il modello RR. In particolare, per valutare le conseguenze di esposizioni croniche protratte alle radiazioni, viene applicato un f attore addizionale di correzione: il DDREF (Dose and Dose Rate Effectiveness Factor); il valore numerico di DDREF rimane dibattuto ed e dipendente dalla tuttora non perfettamente nota capacità delle cellule bersaglio della radiocancerogenesi di riparare i danni al DNA e dal tasso di rinnovo/ritenzione delle cellule bersaglio nei tessuti”.

Il C.T.U ha formulato la seguente diagnosi: “Linfoma non Hodgkin follicolare (grado 3°, stadio II) radio trattato remissione completa in lavoratore esposto a radiazioni ionizzanti”.

II Signor **** presenta un Linfoma non Hodgkin, malattia neoplastica del sistema emopoietico nella cui genesi sono implicate le esposizioni a radiazioni ionizzanti. L’Appellante è stato esposto per motivi lavorativi come tecnico di laboratorio adibito alla marcatura di radionuclidi a base di Iodio 125. La suddetta esposizione è stata accertata: – tra l’aprile 1982 e l’ottobre 1985 quando il Signor ***** è stato classificato come “lavoratore esposto a radiazioni ionizzanti in Categoria A” in quanto esposto a “dosi efficaci al corpo intero” di entità pari almeno a 6,7 mSv (dose riferita a 10 anni di attività). Per tale motivo ha effettuato “sorveglianza sanitaria semestrale” come da certiificazione acclusa al fascicolo. Tale esposizione viene ammessa anche dalla Contarp nel “Parere” del 13.04.2017; tra 1986 e il 1992 è stato classificato come “lavoratore esposto a radiazioni ionizzanti in Categoria B” in quanto esposto a “dosi efficaci al corpo intero” di entità compresa tra 1 e 6 mSv. Esiste un rapporto diretto ed efficiente con il rischio lavorativo e la malattia tanto che sia la lavorazione che l’infermità neoplastica, sono riportate nell’ambito delle tabelle (Decreto 09/04/2 008, alla voce 81 lettera E “tumori del sistema emolinfopoietico…) in quanto le radiazioni ionizzanti (cosiddetto “rischio ambientale”) sono in grado di produrre l’infermità LNH in modo esclusivo o prevalente“.

Ed ancora “Viene inoltre, soddisfatto anche il criterio cronologico del nesso causale essendo la malattia professionale una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita); la malattia professionale, inoltre, è stata denunciata entro il termine massimo di indennizzabilità dalla cessazione dell’attività rischiosa, fissato nelle tabelle stesse (periodo massimo di indennizzabilità”); non è emerso un concorso di cause extraprofessionali (familiarità, abitudini voluttuarie, utilizzo di sostanze chimiche ecc.) tale da interrompere il nesso causale in quanto capaci di produrre da sole le infermità. Da quanto sopra riportato per il cosiddetto sistema tabellare, in base alla cosiddetta “presunzione legale d’origine”, il Signor ****** è sollevato dall’onere di dimostrare l’origine professionale della infermità LNH: condizione che soltanto con rigorosissime prove – a carico dell’lnail – potrebbe essere esclusa. L’infermità “Linfoma non Hodgkin follicolare (grado 3°, stadio II) radiotrattato in remissione completa in lavoratore esposto a radiazioni ionizzanti” è ascrivibile al codice 94 delle Tabelle allegate al DM 38 del 12.07.2000 e determina un danno biologico pari al 25% con possibilità di revisione per eventuale aggravamento dell’infermità”.

Per tali ragioni, la Corte accoglie l’appello con riconoscimento del diritto dell’appellante al percepimento di una rendita da inabilità permanente da quantificarsi in misura corrispondente al 25% e, conseguentemente, l’Istituto risulta obbligato all’erogazione delle previdenze dovute a partire dal 120 giorno dalla domanda amministrativa.

Le spese dei due gradi di giudizio, liquidate rispettivamente in euro 2.100,00 oltre spese e accessori per il primo grado, ed euro 2.415,00 oltre spese e accessori per il grado d’appello, così come le spese di CTU Medico-Legale, vengono poste a carico dell’Inail.

Avv. Emanuela Foligno

Sei vittima di un incidente sul lavoro? Affidati ai nostri esperti per una consulenza gratuita. Clicca qui

Leggi anche:

Lesione delle giunzione miotendinea prossimale causata da infortunio

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui