Ai fini della liquidazione del danno in via equitativa la parte deve provare ogni elemento utile alla quantificazione del diritto

Il potere discrezionale conferito al Giudice nella liquidazione del danno in via equitativa presuppone che sia dimostrata l’esistenza di danni risarcibili e che risulti obiettivamente impossibile, o particolarmente difficile, provare il danno nel suo preciso ammontare.

In tali termini si è espressa la Suprema Corte (Cass. Civ., sez. VI Civile – 2, Ordinanza n. 15680 del 23 luglio 2020).

La parte che chiede la liquidazione del danno in via equitativa deve consentire al Giudice il concreto esercizio di tale potere.

La funzione della liquidazione equitativa è quella di colmare le lacune per addivenire a una determinazione del danno.

Pertanto, la parte ha l’onere di dimostrare non solo la fondatezza del diritto al risarcimento, ma anche ogni elemento di fatto utile alla quantificazione del danno e di cui, nonostante la riconosciuta difficoltà, possa ragionevolmente disporre. 

La vicenda trae origine dall’azione giudiziale intentata da un avvocato nei confronti di Poste Italiane con la quale lamentava di avere predisposto la spedizione di un fascicolo di causa attraverso il servizio “posta celere uno plus ordinaria” al proprio corrispondente in Sardegna affinché costui provvedesse alla costituzione in giudizio.

Il plico non veniva recapitato obbligando l’avvocato a recarsi personalmente dal corrispondente per consegnare personalmente atti e documenti del giudizio.

Poste Italiane avrebbe dovuto ex contractu recapitare il plico entro ventiquattro ore decorrenti dal giorno seguente la spedizione, ma la consegna veniva eseguita dopo circa un mese.

L’avvocato chiedeva pertanto la condanna di Poste Italiane al risarcimento dei danni correlati ai costi sostenuti sia per la trasferta che per il soggiorno in loco, nonché ai mancati guadagni cagionati dall’assenza obbligata dal proprio studio protrattasi per due giorni.

La vicenda approda in Cassazione in quanto il danneggiato non riteneva applicata la valutazione equitativa dei danni da parte dei Giudici di merito e non riteneva utilizzato neppure il ricorso alle presunzioni per raggiungere la globalità del ristoro del danno.

I Giudici Supremi rigettano il ricorso.

La Corte d’Appello territoriale, secondo gli Ermellini, non ha fatto cattivo uso del potere di valutazione equitativa del danno.

Inoltre, viene evidenziato, la Corte territoriale si è pronunziata oltre che sull’an anche  sul quantum dei pretesi danni, articolando, dunque, sull’intera domanda.

Parimenti, non viene accolta la invocata violazione dell’art 115, secondo comma, c.p.c. in quanto il ricorso al fatto notorio attiene all’esercizio di un potere discrezionale riservato al Giudice di merito che non è sindacabile in sede di legittimità.

Secondo la Corte, l’uomo non può dolersi in sede di legittimità che la Corte territoriale non si sia avvalsa, ai fini della liquidazione in via equitativa del danno, del  fatto notorio, per risarcire le spese affrontate a causa della forzata trasferta (taxi, albergo, ristorazione e indennità oraria di trasferta).

Gli Ermellini evidenziano che, ad ogni modo, la liquidazione equitativa del danno non esonera la parte  dall’onere di documentare e allegare ogni elemento di fatto utile alla quantificazione del pregiudizio e di cui possa ragionevolmente disporre.

Per tale ragione, correttamente la Corte territoriale ha dato atto che nel giudizio veniva fornita solo la copia dei biglietti aerei e che non vi era nessun riscontro documentale su ulteriori e diverse spese sostenute.

Egualmente, correttamente è stato negato il riconoscimento del danno patrimoniale per la diminuzione patrimoniale subita dal ricorrente a causa dell’inadempimento di Poste Italiane per mancanza di prova.

Il ricorso viene rigettato e confermata la pronunzia della Corte d’Appello.

Avv. Emanuela Foligno

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