Riconosciuta al lavoratore una invalidità nella misura del 6-7% per esposizione al rischio amianto (Tribunale di Lucca, Sez. Lavoro, Sentenza n. 246/2021 del 14/10/2021 RG n. 363/2020)

Il ricorrente richiedeva all’Inail in data 24/10/2016 il riconoscimento della malattia professionale, in particolare asbestosi polmonare, e conseguentemente il riconoscimento del relativo intervento economico. L’IN.A.I.L. comunicava il 25 febbraio 2017 che la documentazione acquisita era ritenuta “insufficiente per esprimere un giudizio medico legale”. Avverso a tale comunicazione il lavoratore proponeva opposizione ai sensi dell’art. 104 del T.U., insistendo affinché gli fosse riconosciuta la malattia professionale con una invalidità nella misura del 6-7% ed il relativo intervento economico. Si costituisce in giudizio l’I.N.A.I.L. non contestando in alcun modo l’esposizione fattuale circa l’attività lavorativa del ricorrente e la sua esposizione al rischio amianto, lamentando, però, che la documentazione relativa a tale esposizione, sebbene ripetutamente richiesta, è stata depositata e messa a sua disposizione sono in seguito al ricorso introduttivo.

Il Giudice dispone CTU Medico-Legale e il Consulente indica che “l’attività lavorativa svolta lo abbia esposto all’amianto sia per la natura dell’attività stessa sia per l’ambiente ove veniva svolta; questa esposizione ha comportato lo sviluppo della malattia per cui è causa, strumentalmente rilevata, rappresentata da placche pleuriche e noduli pleurici asbesto correlate”.

Il Consulente ha valutato nel 6% il danno biologico permanente alla data della domanda, danno decorrente da tale data.

Il Giudice, attesa anche la assenza di critiche alle conclusioni del CTU, ne condivide integralmente i contenuti.

In conclusione, la domanda del lavoratore viene accolta nella misura del danno biologico accertato dal C.T.U.

Per quanto attiene le spese del giudizio, viene sottolineato che il novellato disposto di cui all’art. 92 2° co. c.p.c. (art. 45 11° co. L. 69/2009, cosi come sostituito dall’art. 2,1° co. della L. 26/2005) dispone che la compensazione delle spese del giudizio in deroga al disposto generale dell’art. 91 c.p.c. è ammissibile solo se vi è soccombenza reciproca o concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti.

Ebbene, tenuto conto della circostanza esposta dall’Inail, non contestata da parte ricorrente, circa la consegna di alcuni documenti avvenuta solo quali allegati al ricorso introduttivo, il Giudice ritiene equo disporre la compensazione tra le parti delle spese di giudizio nella misura del 50% e pone a carico dell’Inail il rimanente 50% che, in considerazione dell’attività svolta e dell’importanza della causa, vengono liquidate in euro 1.600,00, oltre spese e accessori.

Integralmente a carico dell’Inail le spese di CTU Medico-Legale.

Avv. Emanuela Foligno

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