Lo stato di tossicodipendenza non accidentale dell’imputato non rileva ai fini della configurazione dell’elemento psicologico del reato di maltrattamenti in famiglia

La condanna per maltrattamenti in famiglia

L’imputato era stato tratto a giudizio con l’accusa di aver maltrattato la madre e il fratello conviventi, entrambi affetti da gravi patologie, sottoponendoli ad abituali vessazioni e quotidiane violenze morali, e di aver minacciato ripetutamente gli zii non conviventi. Condannato in appello per maltrattamenti in famiglia, questi aveva presentato ricorso per Cassazione lamentando, tra gli altri motivi, la violazione dell’art. 572 c.p., in quanto le condizioni soggettive in cui egli versava al momento dei fatti (gravissimo stato di tossicodipendenza) avrebbero escluso l’intento vessatorio verso i familiari.

Ma i giudici della Suprema Corte (Cassazione, sentenza n. 9933/2020) hanno rigettato il ricorso in quanto inammissibile.

L’elemento soggettivo del reato

Già con l’atto d’appello il ricorrente aveva contestato (soltanto) la sussistenza del dolo. Secondo la prospettazione difensiva non vi era dubbio che con la sua condotta, egli avesse cagionato ai familiari conviventi “privazioni e tristezze”, ma non aveva tuttavia perseguito alcuna finalità vessatoria nei loro confronti, posto che la sua condotta era volta unicamente a soddisfare il suo grave di tossicodipendenza.

Ebbene, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione impugnata laddove aveva evidenziato come l’imputato fosse pienamente consapevole di aver sottoposto i familiari ad un regime umiliante e degradante, mostrandosi totalmente indifferente alla condizione di speciale vulnerabilità della madre e del fratello, affetti da gravi patologie, e impedendo, con comportamento aggressivo, ai parenti e agli operatori socio-sanitari di accudirli.

La decisione

“Si tratta di motivazione adeguata e non manifestamente illogica – hanno affermato gli Ermellini – , tenuto conto che l’elemento psicologico del reato di maltrattamenti in famiglia è costituito dal dolo generico, che consiste nella coscienza e volontà di sottoporre il soggetto passivo (o i soggetti passivi) a sofferenze fisiche e morali continuate (Sez. 6, n. 25183 del 19/06/2012) e che il fatto che i singoli episodi costituenti, nel loro complesso, la condotta criminosa siano commessi durante uno stato di tossicodipendenza non accidentale è irrilevante ai fini dell’accertamento dolo” (Sez. 5, n. 45997 del 14/07/2016).

Per queste ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile ed è stata confermata la sentenza di condanna.

Avv. Sabrina Caporale

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