Confermata la condanna dell’azienda a risarcire i congiunti di un operaio morto per un colpo di calore sopraggiunto durante l’espletamento dell’attività lavorativa

Con sentenza n. 37645/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso dell’azienda datrice di un lavoratore condannata al risarcimento del danno nei confronti degli eredi del dipendente, morto a seguito di infortunio sul lavoro. La Corte territoriale, a seguito di rinnovo della consulenza tecnica d’ufficio, aveva rilevato che il decesso era stato determinato da un colpo di calore sopraggiunto durante l’espletamento dell’attività di operaio manovale edile, situazione che aveva agito, quale concausa, insieme ad un fenomeno broncopneumonico primitivo intervenuto durante la degenza ospedaliera; aveva, inoltre, accertato la responsabilità del datore di lavoro che, in una giornata connotata da clima particolarmente caldo, non aveva adottato alcun accorgimento specifico né aveva dotato di informazioni i dipendenti in ordine ai pericoli riconnessi a tale situazione climatica; aveva, pertanto, condannato la società a pagare, a favore degli eredi, la somma di euro 180.000,00 a titolo di risarcimento del danno iure proprio e di euro 1.500,00 a titolo ereditario.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, la parte ricorrente deduceva nullità della sentenza e del procedimento per vizio di attività del consulente tecnico d’ufficio e per travisamento dell’unica prova istruttoria nonché violazione dell’art. 132 cod.proc.civ. (in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4, cod.proc.civ.) avendo, il consulente tecnico d’ufficio nominato dalla Corte territoriale, trascurato di esaminare gli atti e i documenti prodotti con la memoria di costituzione della società ed essendo stata omessa, nella sentenza impugnata, la parte di motivazione riferibile ad argomentazioni rilevanti per individuare e comprendere le ragioni, in fatto e in diritto, della decisione.

Gli Ermellini, tuttavia, non hanno ritenuto ammissibile la doglianza.

La censura difettava, infatti, di decisività perché non erano minimamente dedotti i profili (contenuti nella memoria della società) che avrebbero potuto condurre il consulente medico d’ufficio ad una diversa valutazione; laddove la Corte d’appello aveva comunque tenuto conto della peculiarità della fattispecie, ossia della derivazione causale del decesso anche da un fenomeno infettivo (ossia la broncopolmonite), ma — sulla scorta dei chiarimenti forniti dal consulente tecnico d’ufficio — aveva chiarito che “anche a voler ritenere il decesso determinato dall’evento infettivo, deve necessariamente essere considerata la rilevanza dello stato fisico del XY, già debilitato dal colpo di calore, Infatti, proprio a causa della debilitazione fisica conseguente al colpo di calore, il fisico del XY si è trovato incapace di reagire all’infezione broncopolmonare. Ne consegue che il colpo di calore subito nel corso dell’espletamento dell’attività lavorativa è stato quantomeno una concausa del decesso del XY”.

La redazione giuridica

Sei vittima di un incidente sul lavoro o ritieni di aver contratto una malattia professionale? Affidati ai nostri esperti per una consulenza gratuita. Clicca qui

Leggi anche:

Lesione delle giunzione miotendinea prossimale causata da infortunio

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui