Confermato l’orientamento in base al quale il medico convenzionato con il S.S.N. non è soggetto al tributo qualora si avvalga di mezzi e strumenti che non eccedono il minimo indispensabile per lo svolgimento della professione

Con l’ordinanza n. 10229/2020 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale contro la sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Campania aveva accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate, nell’ambito di una controversia relativa all’impugnativa del silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso dell’Irap per gli anni 2003 e 2004.

La C.T.R. aveva ritenuto sussistenti in concreto le condizioni per l’assoggettamento all’Irap del contribuente, nella considerazione che i medici convenzionati con il S.S.N. “non sono soggetti al tributo qualora si avvalgano di mezzi e strumenti che non eccedono il minimo indispensabile per lo svolgimento della professione, in conformità all’accordo collettivo nazionale recepito con D.P.R. n. 270 del 2000”, ma che “l’ausilio, non occasionale di lavoro altrui, ivi comprese le mansioni di segreteria, costituisce ‘autonoma organizzazione’ e comporta il pagamento del tributo”.

Per la Suprema Corte, adita dal professionista, la decisione del giudice regionale non faceva tuttavia corretta applicazione di principi regolativi, definitivamente certificati dalle Sezioni Unite

I Giudici Ermellini hanno sottolineato che “la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il S.S.N., di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con D.P.R. n. 270 del 2000, rientrando nell’ambito del minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo”.

Nel caso di specie, la C.T.R. si era limitata a rilevare che sussistevano le condizioni per l’assoggettamento all’Irap del contribuente, in quanto l’ausilio, non occasionale di lavoro altrui, ivi comprese le mansioni di segreteria, costituiva, ‘autonoma organizzazione’ e comportava il pagamento del tributo.

Appare evidente – chiariscono invece dal Palazzaccio – che i giudici dì appello abbiano omesso ogni valutazione degli elementi relativi alle modalità di svolgimento dell’attività ritenendo decisivo “l’ausilio, non occasionale di lavoro altrui, ivi comprese le mansioni di segreteria” che, invece, non è significativa, in assenza di ulteriori elementi da cui evincersi la sussistenza di un’autonoma organizzazione, che ecceda il minimo necessario per l’esercizio della professione.

La motivazione, dunque, si focalizzava su di un elemento assolutamente non decisivo, trascurando di verificare la sussistenza dell’ulteriore elemento indicato dalla stessa C.T.R. come requisito indefettibile per l’applicazione del tributo, ossia l’impiego di beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività.

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