Disposto un risarcimento di oltre un milione di euro in favore dei congiunti di un uomo morto nel 2010 per una meningite streptococcica; un decesso che, secondo i periti del Tribunale di Venezia, si sarebbe potuto evitare se fosse stato disposto un nuovo controllo dopo un primo accesso in ospedale per una otite con febbre

Morì all’età di 58 anni per una meningite streptococcica. L’uomo, nei giorni precedenti all’insorgere della patologia, si era recato in pronto soccorso con un quadro otitico febbrile ma, dopo essere stato visitato da un otorinolaringoiatra, era stato rimandato a casa con la prescrizione di un antibiotico e di un antinfiammatorio, senza ulteriori indicazioni o prescrizioni di controlli a breve scadenza.

Il fatto risale al 2010. Nei giorni successivi – come ricostruisce Nordest24 – le sue condizioni erano peggiorate, con febbre alta, finché i congiunti avevano deciso di rivolgersi al 118. Portato in ospedale a Jesolo, al paziente era stato diagnosticato un grave stato di “coma da meningite streptococcica” che, nel volgere di alcune settimane, lo aveva condotto al decesso.

A distanza di oltre dieci anni il Tribunale civile di Venezia – basandosi sulle conclusioni di un consulenza tecnica medico legale – ha riconosciuto l’inadeguatezza delle prestazioni fornite dai medici al paziente al suo primo accesso ospedaliero, ritenendo che, se le sue condizioni fossero state monitorate con un successivo controllo, l’uomo, con ogni probabilità, si sarebbe potuto salvare.

Da li la condanna della Asl a versare a moglie, figli e nipoti del defunto un risarcimento che complessivamente supera il milione di euro.

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