I familiari di una donna morta per le conseguenze di un ascesso assieme ai gemellini che portava in grembo nel 2011 hanno impugnato la pronuncia di primo grado che aveva assolto 4 dei 5 operatori sanitari finiti a giudizio; anche l’unico condannato ha presentato ricorso

Si aprirà nei prossimi giorni a Salerno il processo d’appello per cinque medici finiti a giudizio in seguito al decesso di una donna morta per le conseguenze di un ascesso assieme ai gemellini che portava in grembo nel 2011.

La gestante – come riporta la Città di Salerno – sarebbe stata curata con una dose debole di antibiotico, rivelatosi insufficiente per la fase del parto; le sue condizioni cliniche si sarebbero successivamente aggravate ma, il personale sanitario non avrebbe provveduto al suo trasferimento in una struttura più idonea per i dovuti trattamenti.

Le perizie dei consulenti tecnici incaricati, sulla scia delle quali si era pervenuti al rinvio a giudizio degli indagati, avevano individuato una serie di condotte omissive nell’assistenza prestata alla paziente che ne avrebbero provocato il peggioramento graduale del quadro clinico e il decesso.

La sentenza di primo grado, giunta nel 2018 dopo sette anni di dibattimento, aveva riconosciuto la responsabilità di uno dei medici indagati per procurato aborto. Gli altri 4 professionisti imputati, tra i quali il ginecologo di famiglia, erano invece stati assolti con la formula “perché il fatto non sussiste”. Le parti civili in causa, tuttavia, hanno impugnato la pronuncia del Tribunale, così come l’unico camice bianco condannato.


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