La difesa dei medici ha ribadito che tutti i controlli erano stati effettuati seguendo il protocollo: tutti e 4 assolti perché il fatto non sussiste.

Quattro medici, finiti a processo con l’accusa di omicidio colposo per la vicenda di una donna di 79 anni morta per un mieloma non diagnosticato, sono stati assolti.

La vicenda è avvenuta a Rovereto nel 2014. La donna aveva alle spalle una lunga storia di ricoveri e diversi problemi di salute.

I quattro medici finiti a processo avevano firmato una diagnosi di osteoporosi, sulla base della quale l’anziana era stata curata. In seguito però, le analisi effettuate avevano mostrato la presenza di un mieloma non diagnosticato in precedenza, che l’ha poi uccisa.

La donna ha quindi trascorso gli ultimi giorni di vita solo assistita da cure palliative, non essendoci ormai una cura al suo male.

La famiglia però, dopo il decesso, ha depositato un esposto in Procura parlando di errori di valutazione e della mancata diagnosi del mieloma. Per i familiari, infatti, i sanitari avrebbero ignorato alcuni chiari sintomi che avrebbero indirizzato alla corretta diagnosi del male che l’ha uccisa.

Sul decesso della donna morta per il mieloma non diagnosticato sono state redatte due consulenze medico-legali: una richiesta dai familiari, costituitisi parte civile attraverso l’avvocato Nicola Canestrini, e una richiesta dal sostituto procuratore Valerio Giorgio Davico.

Gli esiti sono stati contrastanti, proprio in virtù della sintomatologia.

Tuttavia, il gup Riccardo Dies non ha ritenuto che fossero necessari ulteriori approfondimenti ed ha rinviato a giudizio tutti e quattro i medici.

Il processo si è chiuso ieri in primo grado, e ha visto l’assoluzione di tutti e 4 gli imputati.

L’accusa, sostenuta dal pm Giorgio Davico, ha voluto evidenziare le responsabilità del medici che di fronte ai sintomi non hanno approfondito ma hanno trattato la paziente per una semplice osteoporosi.

La difesa ha invece sostenuto l’aderenza ai procolli, escludendo qualsiasi responsabilità nei sanitari. Da qui l’assoluzione.

La famiglia dell’anziana ha annunciato di un’azione giudiziaria nei confronti della struttura sanitaria che l’aveva in cura.

 

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