Tre medici sono indagati per omicidio colposo in concorso ad Aosta in relazione al decesso di una bimba di 17 mesi, morta dopo quattro accessi in ospedale nel febbraio del 2020

La Procura della Repubblica di Aosta ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari di disporre una perizia con incidente probatorio sul decesso, risalente al febbraio del 2020, di una bimba di 17 mesi, morta dopo quattro accessi in ospedale. L’obiettivo è chiarire la sussistenza di eventuali profili di responsabilità dei sanitari che l’hanno avuta in cura.

L’inchiesta vede attualmente indagati per omicidio colposo in concorso tre medici, dopo che il Pubblico ministero titolare del fascicolo ha chiesto l’archiviazione della posizione di un quarto camice bianco in quanto, dalla consulenza tecnica non sarebbero emersi “profili di criticità” relativi al suo operato.

L’autopsia aveva evidenziato come a causare la morte della piccola fosse stata una insufficienza respiratoria provocata da un virus dell’influenza su cui si era innestata una infezione batterica.

In base agli accertamenti peritali disposti dalla magistratura i comportamenti dei sanitari non sarebbero stati “rispettosi delle linee guida e della buona pratica clinica” e si sarebbero caratterizzati per “profili di inadeguatezza e, in alcuni casi, di evidente superficialità'”.

Sul piano del rapporto causa-effetto, secondo i consulenti del Pm non sarebbe possibile affermare che “qualora i sanitari avessero eseguito gli accertamenti previsti dalle linee guida e dalla buona pratica clinica avrebbero impedito il decesso”. Da lì la richiesta di incidente probatorio.

Secondo l’ipotesi accusatoria, peraltro, ci sarebbero state gravi criticità in ordine all’approntamento di presidi salvavita presso l’ospedale di Aosta. Il riferimento, più specificamente, è ai tubi endotracheali utilizzati sulla bimba: un medico (non indagato) – riporta l’Ansa – aveva in un primo tempo “deciso di ricorrere a un tubo cuffiato con diametro 3.5 mm” ma “non risultava disponibile”, così era stato “utilizzato un tubo non cuffiato” e mantenuto “fino all’arrivo presso l’ospedale Parini, quando era stato sostituito con un tubo cuffiato”. Sebbene i consulenti della Procura considerino il tubo non cuffiato “ugualmente adeguato”, secondo il Pm, “il fatto che un ospedale pediatrico non disponga di presidi potenzialmente salva vita, pur non avendo avuto conseguenze nel caso specifico (l’intubazione riusciva ugualmente), rappresenta un’indubbia criticità”.

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