Per il Gip va approfondito il ruolo di due operatrici sanitarie in servizio all’ospedale di San Benedetto del Tronto, indagate per il decesso di una 89enne morta dopo una caduta dalla barella

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ascoli ha disposto l’incriminazione per un’infermiera e un’operatrice socio-sanitaria in servizio all’inizio del 2018 nel nosocomio di San Benedetto del Tronto. Spetterà ora al sostituto Procuratore, titolare del fascicolo, procedere con la richiesta di rinvio a giudizio, sulla quale si pronuncerà poi il Giudice per l’udienza preliminare. Le due indagate sono accusate di omicidio colposo in relazione al decesso di un’anziana paziente, morta dopo una caduta dalla barella.

Secondo il Gip, come riferisce il  “Resto del Carlino”, l’infermiera avrebbe omesso di valutare correttamente i bisogni della paziente e di supervisionarne le cure. L’operatrice socio-sanitaria, invece, non avrebbe posizionato correttamente la sponda di protezione della barella, lasciando sola la vittima, nonostante età e salute precaria. Il tutto tenuto conto che la signora era disorientata, soffriva di demenza senile e risultava affetta da vasculopatia cerebrale cronica.

La donna, si legge sempre sul “Resto del Carlino”, era costretta a letto già da cinque, sei anni ed era assistita da una badante 24 ore su 24.

Era giunta in pronto soccorso il 10 gennaio accusando forti dolori alla schiena ed era stata sottoposta a esami radiografici. In attesa dei risultati, tuttavia, era improvvisamente caduta dalla lettiga. Sottoposta a numerosi esami e trasferita in geriatria, era poi deceduta la notte del 12 gennaio.

Gli accertamenti medico legali disposti dalla magistratura hanno evidenziato che la donna è morta per “insufficienza cardio-respiratoria acuta irreversibile in stato infettivo e dopo fratture post traumatiche delle vertebre cervicali ed emorragia subracnoidea ed intraparenchimale in sede frontale destra e subarecnoidea in sede occipitale sinistra”.

Secondo il perito “le cause del decesso possono essere identificate quindi in iniziali cause naturali, precipitate indiscutibilmente dalla caduta accidentale che ha provocato l’edema cerebrale e l’immobilizzazione della rachide cervicale”.

Il consulente, sia pur riconoscendo che la caduta ha avuto un peso importante, evidenzia anche che “il rischio caduta in un anziano malato è molto alto e frequente causa di morte, ma che nel caso dell’anziana la stessa non rientrava, secondo una scala di valutazione di rischio di Conley, in un alto rischio di caduta, non essendo in stato di alterazione mentale tale da richiedere una supervisione particolarmente elevata”. Il Gip, tuttavia, ha ritenuto che va approfondito l’operato dell’infermiera e dell’operatrice sanitaria.

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