Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza di primo grado con cui il Tribunale aveva assolto i camici bianchi, rinviati a giudizio per il decesso di una donna morta dopo una isterectomia

Si è aperto a Napoli, a inizio novembre, il processo di appello che vede imputati sei medici rinviati a giudizio nel 2013 per omicidio colposo in relazione al decesso di una donna di 69 anni, morta dopo una isterectomia effettuata in una clinica in provincia di Caserta.

La vicenda, ricostruita dal Mattino, risale al 2012. Il 2 maggio di quell’anno, la vittima era stata ricoverata e operata per un presunto cancro all’utero. Nei giorni successivi, tuttavia, sarebbero insorte diverse complicazioni. In particolare, si sarebbe scoperto che nel suturare la ferita operatoria, i punti avevano ingabbiato anche parte dell’intestino. Da li la necessità di un nuovo intervento, con l’asportazione di 50 centimetri dell’organo, risultato in parte perforato e in parte in stato di setticemia.

Nonostante la decisione dei familiari di trasferire la loro cara presso un’altra struttura, le condizioni cliniche della paziente erano peggiorate, fino al decesso sopraggiunto il 13 giugno.

I magistrati di Santa Maria di Capua Vetere, in seguito alla denuncia presentata dagli stessi parenti, avevano aperto un fascicolo che, sulla base degli accertamenti peritali, aveva portato al rinvio a giudizio dei ginecologi e dei chirurghi che si erano occupati della donna.

Nel 2019 il Tribunale aveva emesso una sentenza totalmente assolutoria, ritenendo non sussistente alcun responsabilità da parte degli imputati e respingendo la richiesta di condanna avanzata dal Pubblico ministero.

La Procura, tuttavia, aveva impugnato il verdetto chiedendo il processo di secondo grado per quattro degli indagati.

Il Procuratore generale presso la Corte di Appello ha invece ritenuto di richiamare in causa tutti e sei i medici coinvolti nell’inchiesta. In particolare, il nuovo procedimento dovrà stabilire – come riferisce il Mattino – se in occasione del primo intervento i professionisti abbiano agito con imperizia, negligenza e imprudenza, come sostenuto dalla pubblica accusa.

In particolare, è da chiarire se il peggioramento del quadro clinico dopo l’operazione sia il frutto di un errore medico – con particolare riferimento ai punti di sutura che avrebbero compromesso in modo fatale il decorso operatorio –  o se, come invece sostenuto dalla difesa, si possa parlare di complicazione “prevedibile” in caso di isterectomia.

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