Il professionista è accusato di aver cagionato, agendo con negligenza e imperizia, il decesso di una paziente di 21 anni, morta durante un intervento di rinoplastica nel 2019

Il Giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale di Cassino ha rinviato a giudizio un medico anestesista di 62 anni accusato di omicidio colposo in relazione al decesso di una giovane 21enne, morta durante un intervento di rinoplastica eseguito in una clinica del litorale pontino nel giugno del 2019.

Nel corso dell’operazione – come riporta TGCOM 24 – la ragazza ebbe un arresto cardiaco, ma il medico “per colpa consistita in negligenza e imperizia”, non si sarebbe attenuto alle linee guida prescritte per la rianimazione.

Nello specifico, il professionista – come sostenuto dal Pubblico ministero titolare dell’inchiesta scaturita dalla tragedia – avrebbe cagionato la morte della paziente, perché “in occasione dell’arresto cardiocircolatorio insorto nel corso dell’intervento chirurgico somministrava alla paziente in prima battuta atropina ed efedrina in luogo della adrenalina, poi infusa in un momento successivo”.

L’anestesista, inoltre, avrebbe omesso di effettuare “un immediato massaggio cardiaco esterno alla frequenza di 100/120 al minuto, praticandolo solo in una seconda fase al ritmo di 80/90 al minuto”, sicché non si sarebbe attenuto alle linee guida prescritte per la rianimazione; in tal modo, avrebbe determinato “un ritardo nel ripristino dell’attività cardiaca, rilevata solo dopo tre minuti dall’inizio delle manovre rianimatorie, nonché nella perfusione cerebrale, con conseguente aggravamento del danno neurologico post-anossico”. Per l’effetto delle condotte colpose descritte, lo specialista – sempre secondo il magistrato inquirente che ha formalizzato la richiesta di processo – avrebbe concorso a cagionare il decesso della donna.

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