Gli indagati non avrebbero saputo valutare adeguatamente la situazione clinica di una donna di 76 anni, morta per una emorragia intestinale nel 2014

Omicidio colposo in concorso. Questo il capo di imputazione con cui due operatori del 118 sono stati rinviati a giudizio a Bolzano. Si tratta, nello specifico, del centralinista del servizio di emergenza sanitaria e del leader dell’equipaggio dell’ambulanza, composto da due volontari. Il Gip ha infatti ravvisato profili di responsabilità nel decesso di una donna di 76 anni, morta per una emorragia intestinale.

Il fatto risale a quattro anni fa. Secondo quanto riportato dall’Alto Adige l’anziana, che seguiva una cura con farmaci anticoagulanti, lamentava un persistente mal di stomaco ed evidenziando diarrea nera. La figlia si era rivolta al medico di base temendo una emorragia. Il camice bianco, pur non visitando la paziente, avrebbe ipotizzato una influenza intestinale.

Due giorni dopo, però, visto l’aggravarsi della situazione, la figlia si era rivolta al medico di guardia. Questi le aveva consigliato di chiedere l’intervento di un’ambulanza per trasportare l’anziana urgentemente in ospedale. La centralinista del servizio di emergenza urgenza attribuì al caso un codice giallo inviando un mezzo a casa della paziente.

Il capo dell’equipaggio, tuttavia, a quel punto avrebbe effettuato delle valutazioni sanitarie che non gli competevano.

L’operatore avrebbe infatti rassicurato i familiari dell’anziana diagnosticando nuovamente una influenza intestinale e omettendo di trasportare la donna in ospedale. Il giorno successivo la signora morì.

La figlia aveva quindi presentato un esposto. A conclusione degli accertamenti, la Procura aveva chiesto l’archiviazione del caso. Il Giudice per le indagini preliminari, tuttavia, aveva respinto la richiesta disponendo l’imputazione coatta nei confronti dei due indagati.

Secondo l’ipotesi accusatoria, quindi, i due operatori non avrebbero saputo considerare adeguatamente la situazione clinica in cui si sarebbe trovata la paziente. Il tutto nonostante una valutazione clinica allarmante del medico di guardia. Gli imputati, a loro volta, sostengono di non essere stati informati adeguatamente della valutazione fatta in precedenza dal medico d’urgenza.

 

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