Chiesto il rinvio a giudizio per un camice bianco dell’ospedale pediatrico di Bari accusato di omicidio colposo in relazione al decesso di una dodicenne morta per una ipertermia maligna

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per un medico, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari, in relazione al decesso di una bambina di 12 anni, morta per una ipertermia maligna nel settembre del 2017  in seguito a un intervento di riduzione di una frattura al femore. L’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale del capoluogo pugliese inizierà a marzo 2021. Il professionista rischia quindi di finire a processo per il reato di omicidio colposo.

L’inchiesta avviata dalla magistratura vedeva indagato anche un altro medico anestesista, che nei giorni scorsi ha patteggiato la pena a 14 mesi di reclusione. Era accusato di aver somministrato alla paziente per l’anestesia generale un farmaco controindicato in caso di patologie congenite come quella di cui soffriva la 12enne. Gli esami pre-operatori avevano infatti rilevato alcuni valori alterati “chiaro indice di miopatia” che, interagendo con i farmaci dell’anestesia, avrebbe causato l’ipertermia maligna risultata poi fatale.

Al primario, intervenuto ad operazione chirurgica conclusa, viene invece contestato di aver erroneamente diagnosticato una “tromboembolia polmonare” e “ritardato” di altre tre ore “la somministrazione alla bambina del farmaco salvavita”.

Sul versante civile, la perizia medico legale disposta dal Tribunale avrebbe evidenziato “gravi deficit organizzativi” dell’Azienda sanitaria. Sembra, infatti, che in sala operatoria mancassero il termometro e il farmaco salvavita, che era stato buttato qualche settimana prima in quanto scaduto. Questi elementi avrebbero contribuito ad aggravare le condizioni cliniche della ragazza.

Gli esperti nominati dal giudice – chiamati ad individuare le responsabilità ai fini del risarcimento, ovvero gli “errori attivi attribuibili ai sanitari che la ebbero in cura” e gli “errori latenti attribuibili a tutti i livelli di responsabilità dell’organizzazione” – avrebbero ricondotto le principali responsabilità alla mancata diagnosi da parte dei medici.

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