Le relazioni dei periti hanno escluso tuttavia il nesso tra l’intervento sbagliato e il decesso con la conseguente derubricazione dell’ipotesi di reato da omicidio colposo a lesioni colpose

Dodici sanitari, tra medici, infermieri e anestesisti, rischiano il rinvio a giudizio in seguito all’avviso di chiusura delle indagini su un caso di malasanità verificatosi a giugno 2015 presso l’Ospedale di Boscotrecase in Campania. Un uomo di 86 anni fu sottoposto a un intervento di riduzione della frattura del femore con l’applicazione di un ‘chiodo gamma’, ma in sala operatoria il chirurgo sbagliò arto e il paziente fu costretto ad una nuova operazione. Nonostante il successo del secondo intervento le condizioni dell’uomo nei giorni successivi peggiorarono fino al decesso, verificatosi circa tre settimane dopo in seguito al trasferimento presso l’Ospedale di Castellammare di Stabia.

Già in seguito all’errore in sala operatoria i familiari della vittima avevano presentato denuncia; dopo il decesso la Procura di Torre Annunziata ha aperto un’inchiesta e 11 persone, tutte in servizio negli Ospedali di Boscotrecase e di Castellammare, sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo.

A queste si è aggiunto, a chiusura delle indagini, anche il primario di Ortopedia, inizialmente escluso dalla vicenda in quanto i familiari del paziente avevano espressamente chiesto che l’uomo venisse operato dal suo assistente anziano. L’avviso di garanzia nei suoi confronti è stato spiccato dopo che le indagini hanno appurato che nessuno dei componenti dell’equipe medica del reparto aveva avuto l’accortezza di contrassegnare l’arto da sottoporre a intervento, come previsto dalla linee guida imposte dal Ministero della Salute.

Dopo le relazioni dei consulenti nominati dal giudice l’ipotesi di reato, tuttavia, è stata derubricata a lesioni colpose, in quanto secondo i periti la morte non sarebbe da attribuire all’intervento sbagliato, bensì a una serie di concause, tra cui l’età e le non perfette condizioni di salute del paziente.  Tale circostanza probabilmente porterà al proscioglimento di alcuni dei sanitari. Gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive e chiedere di essere nuovamente interrogati dal Pubblico ministero.

 

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