Per il decesso del bimbo di sette anni, morto per una otite curata con rimedi omeopatici nel 2017, finirà a processo anche il medico a cui la coppia si era affidata per la cura del figlio
Sono stati condannati a tre mesi, con sospensione della pena, i genitori del bambino di sette anni morto per una otite curata con rimedi omeopatici. L’episodio risale al maggio del 2017. La patologia era degenerata in encefalite e il piccolo era deceduto all’ospedale di Urbino, nonostante un disperato intervento per salvargli la vita.
Il Gup ha quindi accolto la richiesta avanzata dal Pubblico ministero nei confronti della coppia, finita a giudizio per omicidio colposo in concorso e processata con rito abbreviato.
La madre e il padre della giovane vittima hanno sempre affermato di non avere un approccio ‘integralista’ nei confronti della medicina tradizionale. Erano solamente preoccupati che il figlio, soggetto a frequenti malanni, fosse continuamente sottoposto a cure antibiotiche. Per tale motivo si sarebbero affidati a un medico omeopata, anch’egli finito a giudizio.
Il professionista, tuttavia, non ha richiesto riti alternativi. Per lui il processo si aprirà a settembre.
I genitori sostengono di aver portato due volte il figlio in visita dal camice bianco indagato. A loro avviso il dottore, in base alle sue competenze, avrebbe dovuto capire l’evoluzione negativa della situazione. Sulla base di tali argomentazione la difesa aveva chiesto l’esclusione di qualsiasi responsabilità per gli imputati. Da qui l’annuncio del ricorso in appello una volta che saranno rese note le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 90 giorni.
Anche i legali del medico, tuttavia, hanno sempre respinto ogni addebito nei confronti del loro assistito. Secondo la loro versione dei fatti, il professionista non avrebbe imposto in alcun modo la cura omeopatica. Non avrebbe, inoltre, mai impedito il ricovero del bambino, come affermato dai genitori, né sconsigliato loro di rivolgersi ad altri sanitari. Infine, a loro giudizio, non ci sarebbe alcun nesso causale tra la sua condotta e la morte del bambino.
“Non si può morire per un’otite” ha affermato alla notizia della sentenza il Ministro della salute Giulia Grillo. “I genitori vanno guidati verso scelte consapevoli e basate sull’evidenza. Essere medico vuol dire seguire scienza e coscienza e tutti noi abbiamo giurato di salvare la vita ai nostri pazienti”.
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