Motociclista speronato da un autoveicolo ignoto (Cassazione civile, sez. III, 21/10/2022, n.31142).

Motociclista speronato da un veicolo rimasto ignoto e sopraggiunto decesso.

Gli eredi del motociclista speronato adivano il Tribunale di Catania per ottenere la condanna della compagnia assicuratrice designata dal FGVS, a risarcire loro i danni derivati da sinistro stradale per cui era deceduto il congiunto, adducendo che quale motociclista (trasportante anche il figlio, era stato speronato da un veicolo ignoto.

Il tribunale rigettava con sentenza del 30 settembre 2014, pertanto veniva proposto appello ma la Corte di Palermo rigettava il gravame.

In Cassazione i ricorrenti deducono omissione di fatti decisivi emersi dall’istruttoria: a) la sussistenza del limite di velocità di 30 km all’ora sul luogo in cui si verificò il sinistro; b) l’avere uno dei testi dichiarato di avere visto “volare” chi era sul motociclo, e la dichiarazione spontanea fornita ai Vigili che confermava che un’auto, investito il motociclo, “proseguiva nella sua corsa”.

La Corte d’Appello rigettava il gravame per carenza di elementi decisivi. Il Giudice d’appello, secondo i ricorrenti, avrebbe fornito a sostegno della sua decisione una motivazione apparente e illogica.

Il secondo motivo, denuncia insufficiente motivazione rispetto al minimo costituzionale in relazione all’art. 111 Cost., comma 6, nonché omesso esame di fatti discussi e decisivi, per non avere il giudice d’appello affermato la colpa concorrente del veicolo ignoto ai sensi dell’art. 2054 c.c., commi 1 e 2.

La Suprema Corte dà atto che nell’appello si era argomentato, in ordine all’attendibilità dei 2 testi, sulla presenza di “altri numerosi testimoni”. I testi avrebbero dichiarato di non avere visto la dinamica del sinistro perché avevano davanti altri veicoli, mentre un terzo teste avrebbe dichiarato che il motociclo aveva tagliato la strada all’auto. Anche seguendo l’ultima, dunque, si sarebbe dovuto applicare l’art. 2054 c.c., comma 2, accertando pure la eventuale corresponsabilità dell’autista.

Conseguentemente, la Corte d’appello ha motivato ampiamente in ordine alla inattendibilità, da essa reputata, delle testimonianze dei primi due, non menzionando tutti gli elementi addotti nel relativo motivo d’appello, ma comunque fornendo una motivazione specifica e priva di gravi contraddittorietà nel suo tessuto logico.

Ne consegue il rigetto del primo motivo.

In relazione all’accertamento ex art. 2054 c.c., comma 2, emerge con evidenza dalla motivazione della sentenza impugnata che la Corte d’appello riconosce comunque “l’impatto in danno del motociclista speronato” laddove riporta una delle dichiarazioni testimoniali (pur aggiungendo un limitativo “a suo dire”): “egli ha dichiarato che il ciclomotore procedeva da sinistra e che presumibilmente lo stesso voleva attraversare la strada percorsa dalle autovetture; l’impatto sarebbe avvenuto, a suo dire, in quanto il conducente del motociclo aveva tagliato la strada all’auto per accedere verosimilmente alla tangenziale o per effettuare qualche altra manovra” (pagina 5 della sentenza). Immediatamente dopo il giudice d’appello afferma, con una fulminea apoditticità, che, essendo stata tagliata la strada dal motociclo, la responsabilità è esclusiva di questo, per cui non si applica l’art. 2054 c.c., comma 2: “In tale stato di cose, dalla prova espletata (con l’unico testimone attendibile, presente al momento del sinistro) è emersa la responsabilità esclusiva dello stesso motociclista nell’accaduto. Non può, pertanto, neppure farsi luogo al criterio sussidiario della responsabilità presunta di pari grado, di cui all’art. 2054 c.c., comma 2”.

Ebbene, è evidente che il Giudice di Appello si è contrapposto alla consolidata giurisprudenza  in ordine alla necessità di accertare comunque, dopo che si è accertata la colpa di uno, la sussistenza o meno di colpa dell’altro conducente coinvolto, incorrendo quindi nella violazione proprio dell’art. 2054, comma 2, e manifestando siffatta conclusione, tanto drastica quanto erronea, mediante uno strumento motivazionale inferiore al minimo richiesto dall’art. 111 Cost.

Tagliare la strada ad un altro veicolo non significa automaticamente eliminare ogni incidenza causale ed ogni colpa di chi governa l’altro veicolo; e ciò a fortiori in uno scontro così violento che divenne mortale.

In conclusione, viene rigettato il primo motivo ma accolto il secondo, con conseguente cassazione della sentenza impugnata per quanto di ragione e rinvio, anche per le spese processuali, alla stessa corte territoriale, in diversa sezione e diversa composizione.

Avv. Emanuela Foligno

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