L’uomo chiedeva di essere risarcito per il danno subito in occasione di un incidente verificatosi mentre lavorava su un fondo agricolo con una motozappa priva di sistemi antinfortunistici

Con l’ordinanza n. 17351/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un uomo, infortunatosi mentre lavorava con una motozappa priva di sistemi antinfortunistici su un fondo agricolo, che aveva agito in giudizio al fine di vedere accertata la natura di infortunio sul lavoro dell’incidente subito, con conseguente condanna dell’Inail alla corresponsione della rendita per inabilità permanente in misura del 100% e degli altri convenuti alla liquidazione del danno differenziale.

I Giudici del merito avevano escluso la qualificazione dell’incidente come infortunio sul lavoro in quanto non avvenuto in occasione dello svolgimento della prestazione lavorativa subordinata; invero, era risultato che l’uomo aera intento a lavorare sul fondo agricolo del tutto volontariamente, in virtù di rapporti di amicizia esistenti con la proprietaria e con il proprio datore di lavoro, che gli aveva fornito il mezzo con cui si era infortunato.

La Corte aveva, altresì, aggiunto che nessuna responsabilità poteva rinvenirsi ai sensi dell’art.2050 c.c. in quanto, pur se l’utilizzo del mezzo meccanico adoperato rappresentava sicuramente un’attività pericolosa, era risultato insussistente il nesso di causalità tra l’esercizio dell’attività e il verificarsi dell’incidente, provocato esclusivamente dallo scorretto utilizzo da parte dell’attore.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte il ricorrente eccepiva, tra gli altri motivi, la nullità della sentenza per omessa pronuncia sulla domanda formulata ex artt. 2043 e 2051 c.c., avendo la Corte territoriale omesso qualsiasi pronuncia sulla responsabilità extra contrattuale dei convenuti sia in via generale (ex art. 2043 cod.civ.) sia derivante da cose in custodia (ex art 2051 cod.civ.). Inoltre contestava al Giudice di secondo grado di aver trascurato che la responsabilità per attività pericolose di cui all’art. 2050 c.c. ha natura oggettiva e sussiste sulla base del solo nesso causale, a prescindere da qualsiasi rimprovero in termini di colpa che possa essere mosso all’esercente l’attività stessa. L’attività di lavorazione del terreno, posta in essere mediante l’impiego di una rudimentale macchina agricola e pacificamente priva dei sistemi antinfortunistici, arresto di emergenza di protezione delle parti meccaniche in movimento, era – a detta del danneggiato – un’attività oggettivamente pericolosa per i mezzi utilizzati e per le modalità di svolgimento e non era sufficiente – per vincere la presunzione di colpa – provare che il danno fosse imprevedibile ma era necessario dimostrare che erano state adottate le misure di prevenzione necessarie.

Gli Ermellini hanno ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte, accogliendo le doglianze in quanto fondate.

La Corte territoriale, pur dando atto della proposizione di una domanda di responsabilità a titolo extracontrattuale, per l’esercizio di attività pericolosa e per danni cagionati da cose in custodia (ex artt. 2043, 2050, 2051 cod.civ.) e pur rilevando la natura pericolosa dell’attività di fresatura del terreno agricolo tramite una motozappa “vecchia e priva di sistemi antinfortunistici”, aveva ritenuto interrotto il nesso di causalità tra comportamento-fatto ed effetto-danno in considerazione della condotta della vittima, in particolare in considerazione dello “scorretto utilizzo” da parte del ricorrente che, “inserendo la retromarcia, aveva mutato la direzione di movimento delle lame, ma poi non ne aveva tenuto conto, evidentemente distraendosi, per cui le lame si erano impigliate nel lembo inferiore dei suoi pantaloni trascinandolo sotto il mezzo meccanico”.

La Cassazione ha ricordato che che lo spettro di indagine del rapporto di causalità materiale nell’ambito della responsabilità extracontrattuale si muove nell’ambito della c.d. teoria della causalità adeguata o di quella similare della c.d. regolarità causale per cui occorre dare rilievo (solo) alle serie causali che ex ante non appaiano del tutto inverosimili, ma che si presentino come effetto non del tutto imprevedibile. In tale contesto, anche il fatto del danneggiato può venire in rilievo (sia in ipotesi di responsabilità ex art. 2043 cod. civ. che di quella ex art. 2051 cod.civ.) ai fini della verifica di sussistenza del nesso di causa tra condotta del danneggiante ed evento dannoso, ed essere, quindi, sia fattore concorrente nella produzione del danno ex art. 1227, primo comma, cod.civ., sia fattore idoneo — in base ad un ordine crescente di gravità — ad elidere il nesso eziologico anzidetto, in base ad un giudizio improntato al principio di regolarità causale. Invero, la condotta della vittima può anche assumere efficacia causale esclusiva, ma soltanto ove possa qualificarsi come estranea al novero delle possibilità fattuali congruamente prevedibili in relazione al contesto.

Inoltre, il Supremo Collegio ha affermato altresì che la prova che il creditore-danneggiato avrebbe potuto evitare i danni dei quali chiede il risarcimento usando l’ordinaria diligenza deve essere fornita dal debitore-danneggiante che pretende di non risarcirlo, in tutto o in parte.

Ebbene, il giudice del merito pur sottolineando l’utilizzo, da parte del ricorrente, di un macchinario inefficiente e privo delle tutele antinfortunistiche, aveva concentrato il giudizio sull’efficienza causale esclusivamente sulla responsabilità concorrente del danneggiato, trascurando totalmente ogni indagine sulla questione rilevante ai fini della decisione ossia quella dell’accertamento è della valutazione dell’esistenza di una eventuale incidenza causale della condotta tenuta da coloro che avevano consegnato alla vittima uno strumento ritenuto — secondo un accertamento insindacabile in sede di legittimità — inefficiente e pericoloso al fine di effettuare un impegnativo lavoro agricolo.

Le doglianze del ricorrente coglievano, pertanto, nel segno là dove evidenziavano la mancata valutazione, ai sensi dell’art. 2087 cod.civ. e del d.lgs. n. 81 del 2008, dell’efficienza causale della mancata adozione delle misure di sicurezza che le leggi dell’arte e la comune prudenza avrebbero imposto nel caso concreto, con particolare riferimento ai sistemi di sicurezza di cui gli strumenti meccanici affidati al lavoratore dovevano essere dotati. Tale accertamento — in relazione alle evocate fattispecie legali di responsabilità ex artt. 2043 e 2051 – era del tutto mancato nella sentenza di merito.

La redazione giuridica

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