In base a una sentenza del Tribunale di Viterbo occorre prestare attenzione alla sospensione della terapia, anche se necessaria, qualora dall’interruzione del trattamento possano derivare danni al paziente
Imperizia e negligenza dei medici sono alla base della sentenza emessa dal Tribunale di Viterbo, la n. 160 del 2016, che afferma la responsabilità dei medici della Asl locale in relazione alla morte di una donna di 88 anni avvenuta nel 2010.
La donna era stata ricoverata per uno scompenso cardiaco a Montefiascone, dove le era stato interrotto il trattamento anticoagulante. A seguito di un malore era stata trasferita all’Ospedale Belcolle di Viterbo, dove le erano stati riscontrati episodi ischemici e trombosi acuta; quindi il trasferimento presso la Clinica Villa Santa Margherita dove la paziente è deceduta.
I familiari dell’anziana signora, sospettando un’imperizia da parte del personale sanitario, subito dopo la morte si sono rivolti a una legale decidendo di intentare una causa civile per chiedere il risarcimento del danno. Secondo i consulenti dell’accusa la sospensione del trattamento anticoagulante è stata troppo repentina e ha causato le ischemie che hanno portato alla morte; una morte evitabile, dunque, se la paziente avesse ricevuto una terapia adeguata che non avesse provocato gli attacchi ischemici. In prima istanza il giudice ha riconosciuto le ragioni dei parenti condannando la Asl a risarcire le due figlie della paziente deceduta con una cifra pari a 163.990 euro ciascuna, per un totale di 327.980 euro.
“La signora è deceduta a causa della sospensione del farmaco anticoagulante da parte del personale sanitario, mentre era ricoverata presso l’ospedale di Montefiascone, reparto di geriatria”. Tale motivazione è contenuta nella delibera con cui la stessa Asl dispone lo stanziamento della somma da risarcire. La Asl potrà ora ricorrere in appello, ma dalla sentenza di primo grado si evince il principio in base al quale anche se può risultare necessaria la sospensione di determinati farmaci, è necessario comunque prestare particolare cautela ed evitare sospensioni troppo brusche di una terapia se c’è il pericolo di un danno per il paziente.
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