Condotta omissiva del Medico curante e decesso per una patologia non diagnosticata (Cass. Civ., Sez. III, 7/3/2022, n. 7355)

Condotta omissiva del Medico curante e decesso: “La verifica del nesso causale tra condotta omissiva e fatto dannoso si sostanzia «nell’accertamento della probabilità, positiva o negativa, del conseguimento del risultato idoneo ad evitare il rischio specifico di danno, riconosciuta alla condotta omessa, da compiersi mediante un giudizio controfattuale che pone al posto dell’omissione il comportamento dovuto” : in tali termini si è espressa la Suprema Corte.

La Corte d’Appello riformava la pronuncia del Tribunale di Catania rigettando le domande risarcitorie proposte contro il Ministero della Salute dai congiunti di un marinaio, il quale era deceduto dopo essersi imbarcato a causa di una patologia non diagnosticata.

I Giudici di secondo grado escludevano che la condotta omissiva del Medico curante, che non aveva prescritto una ECG, avrebbe potuto evitare il decesso, in quanto conseguente ad un evento non prevedibile e non evitabile.

I familiari ricorrono in Cassazione, denunciando, tra i vari motivi, la nullità della sentenza ex art. 360, n. 4, c.p.c. per violazione dell’art. 132, comma 2, n. 4 c.p.c., per avere la Corte d’Appello escluso in modo contraddittorio e illogico la sussistenza del nesso di causalità tra la condotta omissiva del Medico curante e l’evento della morte.

La doglianza è fondata in quanto il Giudice d’Appello non ha applicato il principio secondo cui “il nesso causale, in sede civile, è regolato sul piano strutturale dai principi della regolarità causale, fermo restando, «sul piano funzionale (i.e. della causalità specifica, ovvero della probabilità logica “combinata”), la diversità del regime probatorio applicabile”.

Sul piano funzionale, infatti, la verifica del nesso causale tra condotta omissiva e fatto dannoso si sostanzia «nell’accertamento della probabilità, positiva o negativa, del conseguimento del risultato idoneo ad evitare il rischio specifico di danno, riconosciuta alla condotta omessa, da compiersi mediante un giudizio controfattuale che pone al posto dell’omissione il comportamento dovuto».

Tale giudizio si conforma ad uno standard di certezza probabilistica che va verificato riconducendone il grado di fondatezza del factum probandum nell’ambito degli elementi di conferma disponibili nel caso concreto, sulla base della combinazione logica degli elementi fattuali disponibili in seno al processo.

Il primo criterio funzionale, quello della prevalenza relativa, implica che il Giudice debba scegliere l’ipotesi fattuale ritenendo vero l’enunciato che ha ricevuto il grado di maggior conferma relativa, sulla base della valutazione dapprima atomistica (in applicazione del metodo analitico), poi combinata (in attuazione della metodica olistica) degli elementi di prova disponibili ed attendibili rispetto ad ogni altro enunciato.

Il secondo criterio comporta che il Giudice, in assenza di altri fatti positivi, scelga l’ipotesi che riceve un grado di conferma più probabile. Quindi, il Giudice deve scegliere l’ipotesi fattuale che riceva una conferma probatoria positiva, reputando vero l’enunciato che ha ricevuto un grado di maggior conferma relativa dell’esistenza del nesso, sulla base delle prove disponibili, rispetto all’ipotesi negativa che tale nesso non sussista.

Ebbene, la Corte territoriale non si è attenuta a tali principi, errando laddove ha argomentato di non prevedibilità della causa del decesso, evitando ogni considerazione tra condotta omissiva del Medico e danno.

Il giudizio controfattuale, nel caso di specie, non poteva limitarsi a verificare se i normali controlli di routine avrebbero potuto evitare il decesso, ma doveva estendersi all’ulteriore indagine circa la probabilità che ulteriori esami, indicati in sede di CTU, avrebbero evidenziato, o meno, le controindicazioni all’imbarco marittimo del soggetto poi deceduto.

Il ricorso viene accolto.

Avv. Emanuela Foligno

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