Il medico era accusato di aver omesso più volte di timbrare il cartellino in uscita prima di iniziare a esercitare in intramoenia

Era finito sul banco degli imputati con l’accusa di truffa, ma nelle scorse ore è stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. E’ la vicenda giudiziaria di un medico di 64 anni, primario di ortopedia e traumatologia di un ospedale friulano.
I fatti contestati sono compresi fra il 31 maggio 2012 e il 30 dicembre del 2013. Secondo l’ipotesi accusatoria il camice bianco avrebbe omesso in 111 occasioni di timbrare in uscita il badge magnetico prima di iniziare le prestazioni in libera professione all’interno della struttura ospedaliera. Con tale condotta, stando al capo di imputazione, avrebbe indotto in errore la direzione in ordine alla effettiva durata della prestazione lavorativa resa in qualità di dipendente, conseguendo un profitto indebito pari a 2.527, 40 euro.
La difesa, invece, è riuscita a dimostrare che non ci sarebbe stato alcun guadagno ingiusto, dal momento che la retribuzione prevista per i dirigenti medici di primo livello non è legata all’orario, bensì al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Azienda per l’assistenza sanitaria. Obiettivi che, nel caso in esame, il primario aveva raggiunto, effettuando, peraltro, nell’arco di un anno più di duemila visite.
“In sostanza – ha spiega il legale della difesa al Messaggero Veneto – non c’è un orario minimo previsto dal contratto e il mio assistito non aveva pertanto alcuna ragione di omettere la timbratura del badge per segnalare l’inizio dell’attività libero professionale. Si è trattato di pure disattenzioni, commesse in assoluta buona fede”. L’avvocato ha evidenziato, inoltre, come il suo assistito svolgesse attività ospedaliera anche durante la libera professione e che a volte, mentre visitava privatamente i pazienti fosse stato chiamato d’urgenza in reparto, dimenticandosi di timbrare.

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