La CTU in ambito di responsabilità medica, assume anche funzione percipiente e non solo deducente, e costituisce legittima fonte oggettiva di prova in quanto strumento di accertamento di situazioni rilevabili solo con il concorso di determinate cognizioni tecniche (Tribunale di Cassino, Sentenza n. 1173/2021 del 07/09/2021-RG n. 3348/2016)

La danneggiata cita a giudizio l’Odontoiatra onde vedere accertata e dichiarata la sua responsabilità nella causazione delle lesioni patite in esito ad una non corretta installazione di impianto dentario osteointegrato.

Il Giudice evidenzia che: “Il paziente che alleghi di aver patito un danno alla salute in conseguenza dell’attività professionale del medico, ovvero di non avere conseguito alcun miglioramento delle proprie condizioni di salute nonostante l’intervento del medico, deve provare unicamente l’esistenza del rapporto col sanitario e l’insuccesso dell’intervento”. “Costituisce, invece, onere del medico, per evitare la condanna in sede risarcitoria, provare che l’insuccesso dell’intervento è dipeso da fattori indipendenti dalla propria volontà e tale prova va fornita dimostrando di aver osservato nell’esecuzione della prestazione sanitaria la diligenza normalmente esigibile da un medico in possesso del medesimo grado di specializzazione” ( così, Cass., n. 24791 del 08 ottobre 2008).

Ed ancora, è stato a più riprese ribadito dalla legittimità, che in caso di prestazione professionale medico-chirurgica di routine, spetta al professionista superare la presunzione che le complicanze siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state, invece, prodotte da un evento imprevisto ed imprevedibile secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico-scientifiche del momento.

Ciò posto, l’attrice ha subito dei danni in seguito all non corretta installazione di impianto dentario osteointegrato eseguito dall’Odontoiatra convenuto nel gennaio del 2014.

Il CTU ha ritenuto che “la condotta del sanitario ha rispettato le linee guida relativamente alle scelte del piano terapeutico, ma a causa di un incidente intra operatorio, si è prodotto un danno irreversibile di carattere neurologico ed ha certamente un rapporto di causa-effetto. La lesione del nervo potrebbe essere stata causata in maniera indiretta (surriscaldamento durante la fresatura per insufficiente irrigazione della fresa) o da un effetto diretto per errata esecuzione del tunnel implantare, in questo caso il nervo sarebbe stato toccato con la fresa. Ultima ipotesi, la lesione potrebbe essere stata provocata dall’anestesia, in questo caso, molto raro, deve essere considerato un evento non prevedibile né evitabile. Non c’ è modo di conoscere quale ipotesi sia più accreditata”.

Osserva il Tribunale, che sebbene, come evidenziato dal c.t.u., non vi sia modo di conoscere quale delle ipotesi sia la più accreditata, si tratta in ogni caso di una conseguenza dell’intervento di chirurgia implantare espletato dall’Odontoiatra, il quale, dal canto suo, non ha provato che l’insuccesso dell’intervento è dipeso da fattori indipendenti dalla propria volontà, dimostrando di avere osservato, nell’esecuzione della prestazione sanitaria, la diligenza normalmente esigibile da un medico in possesso del medesimo grado di specializzazione, come sottolineato dalla Suprema Corte nella sentenza sopra richiamata, al cui orientamento ci si uniforma.

La CTU in ambito di responsabilità medica, assume anche funzione percipiente e non solo deducente, e costituisce legittima fonte oggettiva di prova in quanto strumento di accertamento di situazioni rilevabili solo con il concorso di determinate cognizioni tecniche, ergo il Giudice ritiene di fare proprie le relative risultanze, in virtù del fatto che la medesima risulta ben motivata e scevra da vizi, anche in risposta alle osservazioni poste dai consulenti delle parti.

Viene dunque dichiarata la responsabilità dell’Odontoiatra convenuto nella causazione dei danni riportati dalla paziente a seguito dell’ intervento di chirurgia implantare eseguito nel gennaio del 2014 dal medesimo, e il convenuto viene condannato al pagamento in favore dell’ attrice della somma di euro 7.876,61, di cui euro 2.154,56 per danno biologico al 3%, euro 712,35 per ITT (gg.15), euro 712,35 per ITP al 50% ( gg. 30), euro 534,26 ITP al 25% (gg. 45), euro 1.371,04 per danno morale, euro 2.392,05 per spese mediche documentate, oltre interessi legali ed indennità da svalutazione monetaria.

Considerata la chiamata in causa dell’Assicurazione per la responsabilità professionale, viene dichiarato l’obbligo della Compagnia a manlevare il Medico convenuto dal pagamento.

Le spese seguono la regola della soccombenza e vengono poste in capo al convenuto nella misura liquidata di euro 3.500,00, oltre spese e accessori di legge.

Avv. Emanuela Foligno

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