Confermata la condanna di un pedone accusato di lesioni colpose ai danni del conducente di un  motociclo che lo aveva investito senza alcuna colpa

Il conducente di un veicolo ha, tra gli altri, l’obbligo di prevedere le eventuali imprudenze o trasgressioni degli altri utenti della strada e di cercare di prepararsi a superarle senza danno altrui; pertanto, in caso di investimento del pedone, può andare esente da responsabilità non per il solo fatto che risulti accertato un comportamento colposo del pedone stesso (che risulterebbe concausa dell’evento lesivo, penalmente non rilevante per escludere la responsabilità del conducente), ma occorre che la condotta del pedone configuri, per i suoi caratteri, una vera e propria causa eccezionale, atipica, non prevista né prevedibile, che sia stata da sola sufficiente a produrre l’evento.

Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza n. 29833/2020 nel respingere il ricorso di un pedone condannato in sede di merito a 200 euro di multa in relazione al reato di lesioni colpose – aggravate dalla violazione della normativa sulla circolazione stradale – commesso in danno della conducente di un motoveicolo, nonché al risarcimento dei danni patiti dalla costituita parte civile, oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 20.000,00 euro.

Secondo il Tribunale non sussisteva alcun dubbio in ordine al nesso di causalità tra condotta dell’imputato – reo di aver attraversato la strada, in pieno centro abitato, senza utilizzare le strisce pedonali poste a pochi metri, utilizzando lo spazio esistente tra due autobus in sosta alla fermata, senza controllare il sopraggiungere di mezzi anzi guardando a terra – e l’incidente stradale.

In particolare, si doveva ravvisare l’imprudenza e la pericolosità della condotta del pedone nell’attraversamento, effettuato senza considerare la presenza delle strisce pedonali, in un contesto di visibilità ridotta per la presenza di due voluminosi automezzi che impedivano la visuale ai veicoli provenienti dall’opposto senso di marcia.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte il ricorrente deduceva che la circostanza che avesse attraversato repentinamente la strada fuori delle strisce pedonali non sarebbe bastata ad elidere la responsabilità della persona offesa che era alla guida di un motociclo. A suo avviso “è regola di comune esperienza che una persona scesa dall’autobus possa imprudentemente attraversare la strada e quindi la parte civile doveva avere un atteggiamento più vigile che avrebbe consentito di evitare l’evento”. L’uomo, inoltre, affermava di non essere sbucato all’improvviso ma di essere in prossimità della linea di mezzeria quindi avvistabile da un utente della strada attento e diligente. Infine, eccepiva che la mancanza di segni di frenata del motociclo potevano essere addebitati ad una distrazione nella guida, non alla velocità moderata in cui viaggiava la parte civile come ritenuto erratamente dal Tribunale.

Gli Ermellini hanno ritenuto di non aderire alle argomentazioni proposte, respingendo il ricorso in quanto inammissibile. Per la Cassazione, il Tribunale aveva correttamente escluso la responsabilità della conducente il motociclo, a fronte della condotta dell’altro utente della strada, il pedone, in colpa, essendo stata accertata la non prevedibilità di una condotta quale quella nello specifico tenuta da quest’ultimo.

Come constatato dal Giudice del merito, la conducente del veicolo investitore, andava a velocità moderata; nella sua condotta non era stato ravvisato alcun profilo di colpa, vuoi generica vuoi specifica, per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza; si era trovata nella oggettiva impossibilità di “avvistare” il pedone e di osservarne, comunque, tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso, imprevedibile, in quanto l’imputato aveva attraversato tra due autobus impedendo a qualunque conducente che si trovasse in prossimità della fermata di avvistarlo da lontano e di adottare le cautele atte ad evitare l’evento.

L’incidente, dunque, era stato motivatamente ricondotto eziologicamente in via esclusiva alla condotta del pedone, avulsa totalmente dalla condotta della conducente ed operante in assoluta autonomia rispetto a quest’ultima in quanto tra l’altro la carreggiata in quel punto impediva qualsiasi manovra di emergenza atteso che in prossimità della fermata la corsia di marcia era ridotta a causa della presenza di una corsia di preselezione con svolta a sinistra.

La redazione giuridica

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a incidentistradali@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Pedone muore per cause estranee all’investimento, il calcolo del danno

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui