Accertata la responsabilità del FGVS alla luce dell’esito del giudizio penale che consente di ritenere sconosciuto l’autore dell’investimento del pedone (Tribunale di Brindisi, Sentenza n. 1655 del 29 dicembre 2020)

Il pedone investito cita a giudizio la Compagnia Allianz in qualità di impresa assicuratrice designata per la Regione Puglia dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada, onde ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito del sinistro stradale verificatosi allorquando, percorrendo a piedi la S.S. n. 16 in Brindisi, veniva investito da un veicolo senza riuscire ad identificare il numero di targa, riconoscendone, comunque, il conducente.

Il pedone deduce di avere riportato nella circostanza lesioni personali con danno biologico permanente nella misura del 15%.

Si costituisce la Compagnia eccependo preliminarmente il proprio difetto di legittimazione passiva e rilevando che l’ipotesi dell’investimento di natura dolosa non sarebbe disciplinata dall’art. 283 del D. Lgs. 209/2005 e che l’attore avrebbe titolo di azione, diretta e personale, nei confronti del conducente del veicolo investitore, peraltro, regolarmente convenuto in giudizio.

La causa viene istruita attraverso CTU Medico-legale e accertamento della eventuale irrevocabilità della sentenza penale resa dal Tribunale di Brindisi il 22.05.2013, atteso che, agli effetti dell’art. 651 c.p.p., detto provvedimento penale avrebbe efficacia di giudicato anche nella sede civile, relativamente, all’accertamento della sussistenza del fatto e della sua illiceità penale e, in particolare, all’affermazione della colpevolezza dell’imputato.

In primo luogo il Tribunale esamina le sentenze penali.

In particolare, il convenuto è stato accusato di aver cagionato lesioni all’attore in quanto “a bordo della sua autovettura ha investito più volte il Tricarico schiacciandolo per due o tre volte tra la vettura stessa e un palo della luce”, ovvero per i fatti per cui è il presente giudizio; egli è stato poi assolto da tale imputazione all’esito dell’appello; la Corte ha infatti concluso che la circostanza che il convenuto fosse alla guida dell’auto che avrebbe investito il Tricarico è rimasta “priva di qualsiasi certezza” , atteso che la vittima non sarebbe stata in grado di riconoscere chi si trovasse alla guida della vettura né che la stessa fosse quella in uso al convenuto. Peraltro, i Giudici dell’appello hanno ritenuto non compatibili le lesioni riportate dal Tricarico con la dinamica dell’evento da egli descritta, ovvero con l’accusa rivolta all’imputato di averlo “dapprima investito e poi schiacciato due o tre volte contro un palo della luce”.

Ciò posto, sulla base degli effetti previsti dall’art. 652 c.p.p., la sentenza di assoluzione, pronunciata in seguito a dibattimento, “ha efficacia di giudicato quanto all’accertamento che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso…”.

Ergo, la domanda del pedone investito formulata nei confronti del convenuto rimasto contumace risulta infondata, mentre resta ferma quella del FGVS, e per esso dell’Allianz Assicurazioni alla luce dell’esito del giudizio penale, che consente di ritenere sconosciuto l’autore dell’investimento.

Anche la CTU, pienamente condivisa dal Giudice, ha confermato la compatibilità delle lesioni riportate dall’attore con il sinistro in questione.

Il Consulente ha concluso per un periodo di invalidità temporanea totale protrattosi per sette giorni, di uno di invalidità temporanea parziale al 75% di 30 giorni e di un periodo della stessa durata di invalidità parziale al 50% con lesioni permanenti di danno biologico nella misura dell’8%, il tutto per la somma complessiva di euro 17.385,94.

In conclusione, il Tribunale accoglie la domanda del danneggiato nei confronti della Compagnia Allianz, per conto del FGVS, e la condanna al pagamento della somma di 17.385,94 euro, oltre interessi e rivalutazione monetaria;

L’attore viene condannato al pagamento delle spese di lite e le spese di CTU vengono poste a carico della Compagnia assicurativa.

Nella decisione qui a commento risulta incomprensibile -e comunque non motivata- la condanna alle spese di lite in capo al danneggiato.

E’ ben vero che la domanda nei confronti del convenuto rimasto contumace è stata respinta, ma rimane comunque la fondatezza della domanda.

Avv. Emanuela Foligno

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