L’investimento del pedone al di fuori dell’attraversamento può essere ricondotto alla (cor)responsabilità di quest’ultimo quando il conducente dimostri che egli abbia omesso di dargli la precedenza, ponendosi come ostacolo imprevisto imprevedibile e inevitabile e, dall’altro lato, di aver tenuto una condotta corretta

Lo ha affermato il Tribunale di Pisa (sentenza n. 354/2020) in un recente sentenza. Il processo era stato instaurato dal conducente di un ciclomotore per il risarcimento del danno biologico, pari ad € 46.168,00, e del danno morale, subiti in seguito all’incidente stradale che lo aveva visto coinvolto a causa della condotta imprudente di un pedone.

Da quanto accertato quest’ultimo aveva attraversato la carreggiata in un’area sprovvista degli attraversamenti pedonali. Il conducente del motociclo, costretto a frenare e sterzare per non investirlo, perdeva il controllo del mezzo, riportando la frattura del collo del femore a seguito dell’impatto con il marciapiede.

Tuttavia, l’adito tribunale ha ritenuto la domanda attorea non fondata e ciò in quanto, mancava nella dinamica dell’incidente fornita dal danneggiato, la descrizione del punto esatto di verificazione del sinistro, la posizione del pedone e la direzione in cui quest’ultimo stava procedendo.

L’investimento del pedone

Ebbene, in difetto di elementi di prova contraria, il giudice toscano ha ritenuto che il pedone, al momento dell’impatto, avesse già attraversato a piedi la corsia opposta a quella che stava percorrendo il ciclomotore, e che fosse arrivata alla linea di mezzeria della carreggiata, o poco oltre, quando sopraggiungeva lo scooter.

Tale elemento ha indotto il giudicante ad escludere ogni profilo di (cor)responsabilità in capo al pedone che pure, aveva attraversato la carreggiata in un’area sprovvista degli attraversamenti pedonali.

È noto, infatti, che l’art. 2054, comma I, c.c. contempla una forma di responsabilità presunta, da cui il conducente può liberarsi esclusivamente dando la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno (Cass., sez. III, n. 1135/2015). L’investimento del pedone al di fuori dell’attraversamento, allora, potrà essere ricondotto alla (cor)responsabilità di quest’ultimo quando il conducente dimostri – alla stregua di una valutazione rigorosa – che il pedone abbia omesso di dargli la precedenza, ponendosi come ostacolo imprevisto imprevedibile e inevitabile e, dall’altro lato, di aver tenuto una condotta corretta (cfr. Cass. Sez III, n. 25027/2019; Cass. civ., n. 2241/2019; Cass. n. 12595/2015).

La decisione

Ebbene, nel caso in esame, il danneggiato non aveva dato prova di alcuno di tali elementi; al contrario era emersa una circostanza di segno contrario alla sua tesi: costituisce, infatti, regola di carattere generale quella secondo cui nei casi in cui il pedone abbia già impegnato la carreggiata, il conducente deve sempre consentirgli di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza, dando in sostanza, la precedenza.

Alla luce delle esposte coordinate interpretative, tenuto conto che, per quanto emerso, il pedone si trovava all’apice della salita o nell’ultima fase ascendente rispetto al sopraggiungente scooter, che l’area era sufficientemente illuminata nonostante l’ora serale, che il fatto si era verificato in una zona centrale e presumibilmente frequentata da traffico pedonale, tale per cui era esigibile un innalzamento della soglia di diligenza da parte dei conducenti di veicoli a motore, e rilevato che neppure era stata allegata la presenza di ostacoli idonei ad ostruire la visuale dell’attore, il Tribunale di Pisa ha respinto la domanda del danneggiato ritenendo che quest’ultimo avrebbe potuto e dovuto avvedersi con sufficiente anticipo – adottando le cautele di guida prescritte – della situazione di pericolo.

Avv. Sabrina Caporale

Leggi anche:

ATTRAVERSAMENTO COL ROSSO: MULTA ANNULLATA SE MANCA LA PROVA FOTOGRFICA

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui