La necessità di completare un ciclo di vaccinazioni già intrapreso dalle figlie minori non costituisce motivo sufficiente ad autorizzare la permanenza in Italia di due coniugi di nazionalità cinese già condannati per reclutamento e favoreggiamento della prostituzione

La vicenda

Due cittadini della Repubblica Popolare Cinese avevano presentato ricorso al Tribunale per i minorenni di Perugia, per ottenere, ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 31, l’autorizzazione alla permanenza in Italia per motivi connessi all’assistenza delle proprie figlie minori.

Premesso di aver conseguito una stabile occupazione nel settore della ristorazione, che consentiva all’intera famiglia di mantenersi e vivere decorosamente, esposero di aver adottato una nuova condotta di vita, diversa da quella che li aveva precedentemente condotti al patteggiamento di una pena di due anni di reclusione, applicata dal Tribunale di Perugia, per il reato di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione. Tale sentenza era stata ritenuta ostativa al rinnovo del permesso di soggiorno; ma a detta dei ricorrenti il rigetto della relativa istanza non aveva tenuto conto del nuovo percorso di vita da loro intrapreso, nè del pregiudizio per le figlie derivante dall’eventuale rientro nel Paese di origine, le quali sarebbero state private della presenza delle figure genitoriali costringendole a trasferirsi anch’esse in Cina, in condizioni di disagio e ristrettezza economica, nonchè in un contesto sociale diverso da quello in cui erano cresciute.

Nel gennaio del 2018 il Tribunale per i minorenni rigettò la domanda, dando atto delle esigenze di difesa dello Stato, ricollegabili alla condanna riportata dai ricorrenti e ad altri gravi fatti agli stessi addebitati, e ritenendole prevalenti rispetto alla tutela dell’interesse delle minori, aventi un’età tale da consentire di escludere che fossero consapevoli del luogo in cui vivevano.

L’autorizzazione alla permanenza in Italia

La Corte d’appello di Perugia confermò la decisione di primo grado ritenendo che sebbene, l’autorizzazione prevista dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, possa trovare giustificazione in qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile e obiettivamente grave all’equilibrio psicofisico del minore, ricollegabile all’allontanamento del familiare o allo sradicamento dall’ambiente in cui è cresciuto, nel caso di specie non sussistevano elementi idonei a giustificare la permanenza delle minori in Italia, evidenziando la tenera età delle stesse e la conseguente possibilità di un loro radicamento in un altro Paese, nonchè la mancata allegazione di motivazioni riguardanti il loro sviluppo psicofisico.

Del resto, nel caso di specie, non erano state prospettate problematiche contingenti risolvibili mediante la permanenza nel territorio italiano, ma solo un’ipotetica situazione di disagio, normalmente ricollegabile a qualsiasi cambiamento, perciò non vi sarebbero stati ostacoli al trasferimento delle minori nel Paese di origine dei genitori.

Contro tale decreto i due cittadini cinesi hanno proposto ricorso per cassazione lamentando il fatto che, nel decidere, la corte di merito avesse omesso di considerare la sussistenza di una problematica contingente riguardante la salute delle minori, costituita cioè dal mancato completamento del ciclo di vaccinazioni dalle stesse già intrapreso in conformità delle direttive impartite dal Ministero della sanità, e destinato a rimanere sospeso in caso di trasferimento in Cina, a causa dell’inadeguatezza del sistema sanitario pubblico locale e dell’indisponibilità delle risorse economiche necessarie per l’accesso a prestazioni a pagamento.

Ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile. (Corte di Cassazione, Prima Sezione Civile, sentenza n. 8015/2020).

Invero, le censure proposte dai ricorrenti riproponevano questioni già sollevate in primo grado e ribadite in sede di reclamo, in riferimento alle quali il decreto impugnato aveva motivatamente ritenuto insussistenti i presupposti per il rilascio dell’autorizzazione, escludendo la configurabilità di gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofìsico delle minori, in considerazione della mancata prospettazione di danni gravi alla salute delle stesse, in caso di allontanamento dal territorio italiano, e della natura delle problematiche dedotte, ritenute non eccedenti la situazione di disagio che normalmente si accompagna all’abbandono del luogo in cui si è vissuto.

“I gravi motivi connessi allo sviluppo psicofisico del minore, in presenza dei quali può essere autorizzata la permanenza in Italia del familiare, pur non dovendo necessariamente consistere in situazioni di emergenza o in circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, postulano infatti l’allegazione di un danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che, in considerazione della sua età o delle sue condizioni di salute, il minore è destinato certamente a subire in conseguenza del suo sradicamento dall’ambiente in cui è cresciuto o dell’allontanamento del familiare; essi, pur non prestandosi ad essere catalogati o standardizzati, ma dovendo essere valutati caso per caso, devono consistere in eventi traumatici e non prevedibili, ma comunque attinenti allo sviluppo psicofisico del minore, che trascendano le normali difficoltà collegate al proprio rimpatrio o a quello del familiare (Cass., Sez. Un., 25/10/2010, n. 21799; Cass., Sez. VI, 20/ 07/2015, n. 15191; 7/09/2015, n. 17739): non possono dunque essere ravvisati nell’interruzione del ciclo di vaccinazioni, prospettata in via meramente eventuale come conseguenza di paventate deficienze del sistema sanitario cinese, o nelle violazioni di diritti umani in atto nella Repubblica Popolare cinese, che non comportano di per sè alcun pregiudizio per la salute o l’equilibrio psichico delle minori”.

La redazione giuridica

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