Il danno biologico conseguente ad un incidente stradale può essere incrementato in via di “personalizzazione” in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali, allegate e provate dal danneggiato nei termini perentori previsti dalla legge

L’attore aveva agito in giudizio davanti al Tribunale di Bari al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti (compreso il danno morale, quale accessorio della personalizzazione del danno complessivamente subito) in occasione di un sinistro stradale occorsogli nel mese di maggio del 2004.

Da quanto ricostruito, l’uomo, mentre percorreva alla guida della propria motocicletta una via del capoluogo pugliese, si vedeva improvvisamente sbarrare la strada dall’autovettura guidata dalla convenuta la quale, partendo dalla posizione di sosta sul margine destro della carreggiata, avviava repentinamente una manovra di inversione della marcia, ponendosi di traverso sulla corsia impegnata dalla motocicletta.

A seguito di tale incauta manovra, l’attore tentava di evitare l’impatto col veicolo frenando, ma perdeva il controllo della propria motocicletta e rovinava al suolo, scarrocciando sull’asfalto per circa sei metri prima di impattare contro l’auto della convenuta, nella parte anteriore sinistra.

L’arrivo degli Agenti della Polizia Municipale

Sul luogo dell’incidente sopraggiungeva una pattuglia di Agenti della Polizia Municipale di Bari, i quali accertavano che la conducente dell’autovettura antagonista fosse sprovvista di assicurazione e circolava con veicolo privo della prescritta revisione periodica.

Per tali ragioni i pubblici ufficiali contestavano a quest’ultima, oltre alla violazione dell’art. 154, co. 1 e 8, del C.S. per cambiamento di direzione o di corsia o altre manovre, anche la violazione degli artt. 80, co. 14, e 193, co. 2, per la mancanza di revisione e di copertura assicurativa.

All’esito del giudizio di primo grado il Tribunale di Bari accoglieva parzialmente la domanda attorea, attribuendogli un terzo della responsabilità del sinistro, in applicazione dell’art. 2054 c.c., e negandogli, per mancanza di prova, il risarcimento del danno da perdita della capacità lavorativa, pure accertata dal C.T.U., nonché il danno morale, quale accessorio della personalizzazione del danno complessivamente subito.

I motivi di appello

Contro tale decisione il danneggiato ha proposto appello, lamentando in primo luogo l’attribuzione di una percentuale di responsabilità nella determinazione del sinistro, e l’errata valutazione delle risultanze istruttorie, in particolar modo, del rapporto della Polizia Municipale, intervenuta sul luogo nell’immediatezza dei fatti, che aveva rilevato tracce di scarrocciamento di circa sei metri, lasciate dalla motocicletta sull’asfalto.

Secondo il Tribunale, (…) le tracce di scarrocciamento e la circostanza che il danneggiato non fosse riuscito ad arrestare la propria corsa deponevano per un concorso di responsabilità, seppur in percentuale inferiore, in capo al danneggiato, il quale procedeva a velocità elevata o comunque non adeguata al contesto cittadino nel quale il sinistro si è verificato.

Ebbene, tale assunto non è stato condiviso. È evidente – ha affermato la corte d’appello di Bari – che il motociclista “che procedeva tranquillamente sulla sua direttrice di marcia, non poteva affatto prevedere un tale tipo di manovra vietata; mentre, al contrario, la [convenuta] che si accingeva ad effettuare una manovra non consentita in quel punto della strada (e normalmente pericolosa anche ove consentita), avrebbe dovuto porre vieppiù attenzione ai veicoli che transitavano”.

Superata la presunzione stabilita dall’art. 2054, co. 1, c.c., la corte di merito ha attribuito la responsabilità del sinistro esclusivamente alla condotta “gravemente colposa e negligente” dell’automobilista.

Con altro motivo di ricorso l’appellante aveva censurato la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva escluso l’autonoma valutazione del danno morale, come voce risarcitoria distinta dal danno biologico.

Ma il motivo è stato dichiarato inammissibile oltreché infondato. Per i giudici dell’appello il Tribunale aveva correttamente rigettato la richiesta di personalizzazione del danno poiché il danneggiato non aveva provveduto ad allegare alcunché al riguardo, nei termini perentori previsti dal codice di rito.

La personalizzazione del danno

Sul punto la Corte di Cassazione ha più volte chiarito che “In tema di danno non patrimoniale da lesione della salute, il danno biologico, rappresentato dall’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato, è pregiudizio ontologicamente diverso dal cd. danno morale soggettivo, inteso come sofferenza interiore patita dal soggetto in conseguenza della lesione del suo diritto alla salute; esso (…) può essere incrementato in via di “personalizzazione” in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali, tempestivamente allegate e provate dal danneggiato, le quali rendano il danno subito più grave rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti da lesioni personali dello stesso grado sofferte da persone della stessa età e condizione di salute” (Cass. civ., sez. III, 30.10.2018, n°27482).

Nel caso in esame, tutto ciò non era stato offerto alla valutazione del Tribunale. Il motivo è stato perciò rigettato.

La decisione

In definitiva la Corte d’appello di Bari (Terza Sezione, n. 8/2020) ha condannato l’automobilista, ritenuta unica responsabile del sinistro, in solido con il proprietario del veicolo a risarcire per intero, e non con la riduzione di 1/3, il danno al ricorrente, nella misura accertata dal Tribunale di Bari.

Avv. Sabrina Caporale

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