Negato il ristoro dei danni subiti da un motociclista che invocava la precedenza di fatto dopo un incidente a un incrocio

Alla guida di un motociclo, nell’attraversamento di un incrocio, si era scontrato con un autobus urbano riportando severe lesioni alla persona, oltre che danni al mezzo. Il centauro, al fine di essere risarcito per l’incidente, aveva agito in giudizio nei confronti dell’azienda di trasporto, dell’autista del veicolo, nonché delle compagnia di Assicurazione.

L’attore, in particolare, sosteneva di avere approfittato di una precedenza di fatto, in quanto aveva iniziato l’attraversamento dell’incrocio tempo prima che vi sopraggiungesse l’autobus, tanto è vero che lo scontro era avvenuto con lo spigolo destro di quest’ultimo. A dimostrazione della sua tesi, aveva altresì allegato l’annullamento, ad opera del giudice di pace, del verbale di contravvenzione redatto a suo carico dagli operanti intervenuti nella immediatezza dell’incidente.

Tuttavia, il Tribunale, dopo aver disposto una consulenza tecnica, ed aver sentito alcuni testi, rigettava la domanda ritenendo non provata la ricostruzione del ricorrente.

La Corte territoriale, confermava la decisione di primo grado, negando che fossero emerse prove della precedenza di fatto, e che fosse emersa una colpa del conducente dell’autobus.

Nel ricorrere per cassazione, il motociclista eccepiva, tra gli altri motivi,  che il Collegio di merito avesse violato la regola sulla precedenza di fatto, la quale assegna diritto a colui che sopraggiunge all’incrocio con anticipo tale da poter passare per primo, anche se non avrebbe, di regola, diritto di farlo. A suo avviso, tenendo conto di tale regola, il Giudice di secondo grado avrebbe valutato diversamente la colpa del conducente dell’autobus, per non aver prestato lui attenzione all’attraversamento, già quasi completato, da parte del ricorrente. E così facendo avrebbe applicato diversamente la regola sul concorso di colpa, esclusa invece ingiustificatamente dal rilievo della esclusiva responsabilità del ricorrente.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 8138/2020, ha ritenuto il ricorso infondato.

Secondo gli Ermellini, la doglianza del ricorrente, sotto l’apparente denuncia di violazione di legge, conteneva censure di merito, ossia contestava l’accertamento del fatto e la valutazione delle prove; pertanto, come tale,  era inammissibile. Il Giudice a quo, infatti, non aveva travisato il significato delle norme indicate, attribuendone loro uno errato, bensì aveva applicato correttamente la regola sulla cosiddetta precedenza di fatto, ed altrettanto correttamente la regola sulla presunzione di colpa.

“Non nega la corte di merito – sottolineano dal Palazzaccio –  che, nel caso di anticipo significativo all’incrocio da parte del conducente privo di precedenza, questi possa acquisirla rispetto all’altro, né nega che, anche in caso di precedenza legale, chi ne beneficia debba prestare comunque attenzione alle manovre degli altri conducenti. Piuttosto ritiene che, in fatto, non è emerso che il ricorrente avesse una precedenza di fatto, ossia che fosse giunto all’incrocio con anticipo utile ad attraversarlo per primo”. Né è stata ritenuta provata, all’esito dell’istruttoria, una qualche negligenza o imprudenza del conducente dell’autobus. In sostanza, secondo la Suprema Corte vero è che anche chi ha precedenza deve prestare attenzione, ma è altresì vero che non risulta che il conducente del mezzo pubblico non l’abbia prestata.

La redazione giuridica

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