Per la fruizione dei benefici riservati alla prima abitazione, previsti in caso di acquisto di immobile in altro Comune, occorre che il compratore vi trasferisca la residenza entro il termine di diciotto mesi

La Cassazione, con ordinanza n. 15181/2020, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate nell’ambito del contenzioso contro due contribuenti che avevano impugnato l’avviso di liquidazione concernente l’imposta di registro nel suo importo ordinario, per decadenza dai benefici riservati alla prima abitazione, relativamente all’atto stipulato con scrittura privata registrata dell’8.04.2004, con il quale, i predetti, dopo aver ceduto prima del quinquennio un immobile acquistato con le agevolazioni fiscali per la prima casa, acquistavano un altro immobile.

Gli opponenti, nello specifico, sostenevano che non si era realizzato il superamento del termine di 18 mesi per stabilire la residenza nell’immobile acquistato, atteso che il termine doveva farsi decorrere dalla data della ratifica del trasferimento immobiliare, effettuata il 21.09.2005 con atto notarile.

La Commissione Tributaria Provinciale di Grosseto accoglieva le doglianze e anche la Commissione Tributaria Regionale della Toscana, in sede di appello, stabiliva che in base alle disposizioni di cui al D.P.R. n. 633/1972, nell’ipotesi di acquisto di immobile ancora da completare, il proprietario non può accedere all’abitazione, sicché la normativa va interpretata secondo criteri di ragionevolezza, dovendosi ritenere che in detto caso, il dies a quo decorre dalla presa in possesso dell’abitazione e non dall’elemento formale del trasferimento dell’immobile.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte l’Agenzia delle Entrate contestava l’individuazione del dies a quo per la decorrenza del termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza nel Comune ove è ubicata l’abitazione acquistata con le agevolazioni.

I Giudici Ermellini hanno ritenuto il ricorso manifestamente fondato.

La Cassazione ha infatti aderito al consolidato orientamento giurisprudenziale in base al quale “in tema di imposta di registro, l’art. 2 del d.l. 7 febbraio 1985, n. 12 (convertito nella legge 5 aprile 1985, n. 118), richiede, per la fruizione dei benefici cd. prima casa, previsti in caso di acquisto di immobile in altro Comune, che il compratore vi trasferisca la residenza, rilevante ai fini del godimento dell’agevolazione, entro il termine di diciotto mesi dall’acquisto”. Detto trasferimento, elemento costitutivo del beneficio richiesto e provvisoriamente accordato, “rappresenta un obbligo del contribuente verso il fisco, tanto che la violazione di detto obbligo comporta la decadenza dal beneficio, provvisoriamente accordato dalla legge”.

Nel caso in esame, con la scrittura privata registrata dell’aprile 2004, i contraenti avevano disposto il trasferimento del cespite, tant’è che il successivo atto notarile era denominato “atto di conferma ai soli fini della pubblicità immobiliare” e non atto di vendita.

Per la Suprema Corte, l’obbligazione tributaria di cui qui si tratta sorge con la cessione, cioè con il trasferimento della proprietà del bene immobile. E tale effetto può ritenersi prodotto anche con la scrittura privata registrata. “L’atto di conferma dell’originario atto di trasferimento immobiliare (scrittura privata registrata) – chiariscono dal Palazzaccio – non ne muta in senso sostanziale l’oggetto ed il contenuto, di guisa che non incidendo sul contenuto e sugli effetti giuridici della scrittura, non ha alcuna rilevanza ai fini della decorrenza del termine di diciotto mesi per il trasferimento della residenza”.

La CTR, nel ritenere che il termine di diciotto mesi per il trasferimento della residenza nel Comune ove è ubicato l’immobile acquistato decorreva dall’atto di conferma della compravendita e non dalla stipula dell’atto di compravendita del 9 aprile 2004 non si era uniformata a tali principi. Da li la decisione di cassare la sentenza impugnata e respingere, nel merito, gli originari ricorsi dei contribuenti.

La redazione giuridica

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