Quanto vale il lavoro delle donne? Circa il 41,6% del Pil italiano

0

Secondo i dati raccolti dalla Fondazione Moressa, il lavoro delle donne varrebbe circa il 41,6% del Pil, per un valore di 614,2 miliardi di euro

Sono dati importanti quelli raccolti dalla Fondazione Moressa sul lavoro delle donne in Italia, perché testimoniano come il contributo al Pil italiano delle lavoratrici sarebbe pari al 41,6%. Il tutto per un valore di circa 614,2 miliardi di euro.
La Fondazione Moressa ha evidenziato il valore potenziale del lavoro delle donne se tutte le casalinghe (circa 4,3 milioni in Italia) decidessero di entrare nel mercato del lavoro, evidenziando l’impatto dirompente che questa scelta avrebbe, specie al Sud.
Di queste casalinghe, infatti, circa il 60% rientra nella classe d’età 15-64 anni e quindi nella forza lavoro.

Questo non solo porterebbe il tasso di occupazione femminile ai livelli europei, ma potrebbe contribuire a risollevare la nostra economia.

L’ultimo bollettino Istat aveva dato dei segnali incoraggianti sul lavoro delle donne, registrando un tasso di occupazione femminile salito a giugno al 48,8%, per quello che è stato il picco più alto dall’inizio delle rilevazioni.
Dall’istantanea effettuata dalla Fondazione Moressa emerge inoltre che circa il 70% del “Pil femminile” deriva dal settore dei servizi, dove si concentra il 63% delle lavoratrici. Seguono manifattura (11,5%) e commercio (11,3%).
Decidendo invece di prendere come punto di osservazione per ciascun settore l’incidenza del “Pil femminile” rispetto a quello maschile, il peso maggiore si registra in alberghi e ristoranti (51,4%), seguiti da servizi (49,6%) e commercio (41,3%).
Secondo quanto dichiarato dalla ricercatrice Chiara Tronchin al Sole24Ore: “Molte di queste donne non cercano lavoro per impedimenti familiari o perché scoraggiate”.
Una situazione che si verifica in particolare al Sud, dove il tasso di occupazione femminile intorno al 30% da molti anni.
L’assenza di servizi, infatti, rende difficile quando non impossibile, conciliare cura dei figli e professione.

E cosa accadrebbe se lo scenario prospettato dai ricercatori – che vede tutte le casalinghe entrare nel mondo del lavoro – si realizzasse?

“Il tasso di occupazione femminile a livello nazionale arriverebbe al 70,3%, con un aumento del 22% – risponde Tronchin – e da maglia nera (oggi siamo penultimi subito dopo la Grecia) entreremmo invece nel club dei virtuosi, allineandoci a Germania e Olanda”.
Ma c’è anche chi storce il naso di fronte a un’ipotesi poco attuabile nella realtà.
“Difficile pensare che tutte le donne italiane fuori dal mercato improvvisamente si mettano a cercare e trovino un lavoro. – commenta Paola Profeta, docente della Bocconi – Possibile però continuare il leggero trend positivo degli ultimi mesi e provare a dare una svolta al fenomeno, con un’agenda chiara, in cui il tema dell’occupazione femminile sia centrale”.
La soluzione, per Profeta, sarebbero degli incentivi monetari o fiscali per le donne che rientrano al lavoro, insieme a “congedi di paternità più sostanziali di quelli esistenti, bonus fiscali per le aziende che assumono donne e servizi alla prima infanzia”.
Quel che è certo è che, consentendo a un numero maggiore di donne di entrare nel mercato del lavoro, questo ci permetterebbe di raggiungere l’obiettivo di Europa 2020, che prevede un tasso di occupazione femminile al 75% per la media Ue e al 67-69% per l’Italia.
Un bel passo in avanti non solo per il lavoro delle donne, ma per tutto il paese.
 
 
Leggi anche:
PENSIONI ANTICIPATE PER LE DONNE, MISURA ALLO STUDIO DEL GOVERNO
 

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui