Stasi (Aifm): situazione potenzialmente pericolosa in caso di contenziosi medico legali in materia di radioprotezione
Il 6 febbraio 2018 l’Italia avrebbe dovuto recepire la direttiva europea 2013/59/Euratom. Un provvedimento a tutela della radioprotezione sia in ambito medico sia in campo industriale e di ricerca.
La normativa, in particolare, mira a ridurre l’esposizione alle radiazione e i possibili effetti collaterali per pazienti e addetti ai lavori.
Tra le novità previste figura, ad esempio l’obbligo di registrazione del valore di esposizione a radiazioni per ogni esame radiologico e l’inserimento di tale informazione nel referto.
Ma la nuova disciplina riguarda anche le esposizioni dei lavoratori e della popolazione. Vengono introdotti nuovi limiti di dose sul cristallino o nuovi limiti per il radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro.
La scadenza, tuttavia, è stata superata e i tempi, come evidenzia in una nota Michele Stasi, presidente dell’Associazione italiana di fisica medica (Aifm), sono destinati ad allungarsi.
Per questo l’Aifm ritiene importante e urgente stimolare al più presto la prosecuzione del recepimento. Come emerge chiaramente dalla direttiva, infatti, l’esigenza di una radioprotezione in linea con gli standard proposti dal’UE, “è più che mai cogente e necessaria”.
Solo per restare in ambito medico le radiazioni, negli ultimi 20-30 anni sarebbero raddoppiate.
Tra le cause il maggiore ricorso alla cosiddetta “medicina difensiva”, nonché l’impiego di strumenti diagnostici sempre più potenti come la Tac.
Stasi sottolinea che problematiche che potrebbero innescarsi dal mancato recepimento della direttiva. Infatti, la Corte di giustizia dell’Ue ritiene che una direttiva possa produrre determinati effetti direttamente anche nel caso in cui il recepimento nel diritto nazionale non abbia avuto luogo o non sia avvenuto correttamente.
“Tale situazione – ammonisce il presidente dell’Aifm – potrebbe essere seriamente pericolosa in caso, per esempio, si presentassero contenziosi legali in materia di radioprotezione”.
Leggi anche:
CURE SESSUOLOGICHE PRIMA DELLA RADIOTERAPIA, ECCO DI COSA SI TRATTA




