In tema di reati tributari, l’omesso versamento dell’Iva di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter, non può essere giustificato, ai sensi dell’art. 51 c.p., dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti”

Lo ha affermato la Terza Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 36709/2019) nell’ambito di un procedimento penale a carico del legale rappresentante di una società, condannato in appello per il reato di omesso versamento IVA.

Contro la sentenza della Corte d’appello di Potenza, l’imputato ha presentato ricorso per Cassazione deducendo il vizio di violazione di legge e la manifesta illogicità della motivazione, per aver la corte territoriale omesso di considerare che lo stato di illiquidità in cui si era venuto a trovare non fosse dipeso dalle sue scelte né, fosse altrimenti fronteggiabile. Così da doversi ritenere scriminata la sua condotta.

Ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

I giudici di merito avevano verificato, da una parte la piena consapevolezza delle omissioni contestate da parte dell’imputato, dall’altra l’assenza di iniziative volte ad evitare le conseguenze negative della dedotta situazione, anche mediante soluzioni a sé sfavorevoli.

Ebbene, al riguardo la giurisprudenza di legittimità ha già chiarito che, in materia di reati tributari, l’oggettiva impossibilità di adempiere può avere rilevanza solo se dovuta a causa di forza maggiore.

Perché si configuri tale situazione è necessario che siano assolti precisi oneri di allegazione, che devono investire non solo l’aspetto della non imputabilità al contribuente della crisi economica che improvvisamente avrebbe investito l’azienda, ma anche la circostanza che detta crisi non potesse essere adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso ad idonee misure da valutarsi in concreto (Sez. 3, n. 8352 del 24/06/2014).

Occorre cioè fornire “la prova che non sia stato altrimenti possibile, per il contribuente, reperire le risorse economiche e finanziarie necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di un’improvvisa crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabili”.

La decisione

La Suprema Corte sul punto, ha altresì precisato che, poiché la forza maggiore postula l’individuazione di un fatto imponderabile, imprevisto ed imprevedibile, che esula del tutto dalla condotta dell’agente, sì da rendere ineluttabile il verificarsi dell’evento, (…) va escluso che le mere difficoltà economiche in cui versi il soggetto agente possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante. (Sez. 3, n. 4529 del 04/12/2007). E, tanto alla luce del principio generale per cui, nei reati omissivi, integra la causa di forza maggiore l’assoluta impossibilità, non la semplice difficoltà, di porre in essere il comportamento omesso (Sez. 6, n. 10116 del 23/03/1990).

Ed ancora, con specifico riferimento al caso in esame, è stato chiarito che “in tema di reati tributari, l’omesso versamento dell’Iva, cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter, non può essere giustificato, ai sensi dell’art. 51 c.p., dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti, posto che l’ordine di preferenza in tema di crediti prededucibili, che impone l’adempimento prioritario dei crediti da lavoro dipendente (art. 2777 c.c.) rispetto ai crediti erariali (art. 2778 c.c.), vige nel solo ambito delle procedure esecutive e fallimentari e non può essere richiamato in contesti diversi, ove non opera il principio della “par condicio creditorum” (cfr. Sez. 3 – n. 52971 del 06/07/2018).

Per tutti questi motivi, il ricorso non è stato accolto ed è stata confermata la decisione di merito.

La redazione giuridica

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