L’Associazione ritiene che il reclutamento di medici non specializzati per fare fronte alla carenza di organici sia una scelta che crea un gravissimo rischio clinico nei confronti degli utenti del Servizio Sanitario Regionale

La sezione veneta dell’Anaao Assomed ha impugnato al TAR di Venezia le delibere di Giunta Regionale, ed i conseguenti avvisi finalizzati, di Ferragosto 2019, relative alla scelta organizzativa operata dalla Regione Veneto di far fronte alla carenza di personale medico specializzato nelle Unità Operative di Pronto Soccorso e nell’area internistica mediante il reclutamento di medici non specializzati e né iscritti a scuole di specializzazione, per i quali è previsto solamente un breve ciclo di formazione teorico/pratico di 400 ore (nel dettaglio 92 ore dedicate alla parte teorica e 308 ore dedicate al tirocinio) in sostituzione del canonico percorso di specializzazione.

“Davvero non si comprende – sottolinea l’Associazione come un corso di così breve durata e di così scarno contenuto possa sostituire un percorso, come quello della scuola di specializzazione, che richiede come minimo quattro o cinque anni di formazione a seconda del percorso previsto per ogni singola disciplina”.

Tale scelta, dunque, secondo l’Anaao, è lesiva nei confronti dei migliaia di medici specializzati e specializzandi che vedono banalizzato il proprio percorso di formazione.

Inoltre, crea un gravissimo rischio clinico nei confronti degli utenti del Servizio Sanitario Regionale, i quali saranno affidati alle cure di personale inesperto e non in grado di assicurare l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza.

A non bastare, la previsione della costante presenza di un tutor anche dopo l’inserimento nell’attività assistenziale “in autonomia”, oltre che contraddittoria, comporterebbe un aggravio lavorativo notevole in capo ai dirigenti medici del Pronto Soccorso e dell’area internistica, ma più ancora un’assunzione di responsabilità che li espone al rischio di dover rispondere dei danni cagionati da personale medico non adeguatamente formato.

E ancora, la scelta di far fronte alla asserita carenza di personale con l’ingaggio di medici privi di qualsiasi formazione specialistica esporrebbe sia costoro sia le aziende sanitarie al serio rischio di un aumento esponenziale delle richieste risarcitorie da errore clinico.

“E’ un diritto di ogni cittadino impugnare degli atti pubblici – ha replicato il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia – ma nelle nostre delibere crediamo fermamente e le difenderemo nell’interesse dei cittadini veneti. Quindi ci rivediamo in tribunale”.

“Non possiamo peraltro accettare – aggiunge Zaia – che si dica che queste assunzioni significano mettere a repentaglio la sanità del Veneto, anche perché questi medici sono tra l’altro gli stessi che possono fare la guardia medica. Abbiamo anche più volte e fin da subito chiarito che i giovani laureati e abilitati entreranno con il compito di coadiuvare i colleghi strutturati nei Pronto Soccorso, in medicina e in Geriatria, non di fare interventi chirurgici e attività complesse”.

“Se poi si dice che essi costituiscono un pericolo per la sanità – prosegue il Governatore – significa anche dare un giudizio negativo sull’intero sistema formativo, ma non è così”.

Zaia ricorda anche che “stiamo andando avanti nel confronto con le Università con le quali definiremo un accordo e un piano di lavoro per l’aumento delle borse di studio di specialità, per l’ingresso in corsia degli specializzandi a partire dal terzo anno, e per attivare la formazione, in collaborazione con le Università stesse, di questi giovani medici da assumere. Misure – conclude il Governatore – che sono state richieste e inserite in un documento votato all’unanimità dalle Regioni italiane e trasmesso al Governo”.

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