Responsabilità per custodia ex art. 2051 c.c.: la Suprema Corte chiarisce la differenza tra la disponibilità giuridica e materiale e la disponibilità dell’utilizzatore della cosa. (Cass. civ., sez. VI – 2, 15 marzo 2022, n. 8408 )

Responsabilità per custodia: questo il principio di diritto “La sussistenza del rapporto di custodia con la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo postula l’effettivo potere sulla cosa, e cioè la disponibilità giuridica e materiale della stessa che comporti il potere-dovere di intervento su di essa; la disponibilità della cosa che ha l’utilizzatore non comporta, invece, necessariamente il trasferimento in capo a questo della custodia”.

La Suprema Corte si è pronunziata sulla richiesta di risarcimento avanzata dai proprietari di un immobile per i danni subiti a causa delle infiltrazioni dovute alla rimozione della copertura di un pozzo durante l’installazione di un’antenna.

Nello specifico, i proprietari dell’immobile contestano il rigetto da parte della Corte d’Appello della domanda risarcitoria da loro avanzata, sul presupposto che il pozzo luce fosse «non di proprietà esclusiva del convenuto, ma condominiale, oppure di proprietà esclusiva dei ricorrenti, e comunque sottratto ad un potere fisico e quindi ad un dovere di custodia da parte del medesimo convenuto”.

Le doglianze non sono fondate.

La Suprema Corte afferma, in sintesi, che la sussistenza del rapporto di custodia con la cosa, e dunque della sussistenza della responsabilità per custodia, richiede l’effettivo potere sulla cosa, e cioè la disponibilità giuridica e materiale della stessa che implichi il potere-dovere di intervento su di essa.

Viceversa, la disponibilità della cosa che ha l’utilizzatore non comporta, invece, necessariamente il trasferimento in capo a questo della custodia, con esonero della relativa responsabilità per custodia.

Nel caso in esame, la Corte d’Appello ha quindi correttamente escluso la configurabilità della responsabilità ex art. 2051 c.c. con riguardo al pozzo luce, negando che il bene fosse di proprietà esclusiva dello stesso danneggiato, e che comunque fosse soggetto ad un potere fisico dello stesso.

La Corte d’Appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, ha accolto il gravame avanzato dal convenuto contro la sentenza resa in primo grado dal Tribunale di Sassari ed ha così rigettato la domanda risarcitoria avanzata per i danni subiti dall’immobile, affermando che il pozzo luce, causa delle lamentate infiltrazioni all’appartamento, fosse non di proprietà esclusiva del convenuto, ma condominiale, e comunque sottratto ad un potere fisico e quindi ad un dovere di custodia da parte del medesimo.

La sentenza impugnata ha inoltre richiamato le prove testimoniali circa la chiusura del pozzo luce operata già dalla dante causa del convenuto e circa la rimozione della copertura del pozzo attribuibile ad una tromba d’aria avvenuta nel 2009.

I Giudici di secondo grado, quindi, hanno negato che le infiltrazioni nell’appartamento di proprietà degli attori fossero dovute alla rimozione della copertura del pozzo nel 2010, durante un intervento di installazione di un’antenna e di un condizionatore, essendo iniziate in epoca antecedente, dovendosi piuttosto gli episodi infiltrativi imputare (come accertato dalla CTU) sia alla mancanza di copertura del pozzo, sia alla posa non corretta di una finestra, cause comunque non attribuibili all’opera o al dovere di custodia del convenuto.

Per tali ragioni, è corretto in diritto l’esonero di responsabilità per custodia attribuito al convenuto.

Inoltre, l’allegazione che il contratto preliminare stipulato tra le parti obbligava il convenuto a mantenere coperto il pozzo luce, operata nel primo motivo di ricorso, è inammissibile poichè riferisce di una questione che non è contemplata dalla sentenza e non indica specificamente nè il contenuto testuale della pattuizione, nè il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti nelle fasi del giudizio di merito.

Il secondo ed il terzo motivo di ricorso, infine, non tengono conto della ratio decidendi della sentenza della Corte d’Appello.

La decisione ha motivatamente escluso la configurabilità della responsabilità per custodia ex art. 2051 c.c. del convenuto con riguardo al pozzo luce, causa delle lamentate infiltrazioni, negando che il bene fosse di proprietà esclusiva dello stesso, e che comunque fosse soggetto ad un potere fisico dello stesso.

La sussistenza del rapporto di custodia con la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo postula, chiariscono gli Ermellini, l’effettivo potere sulla cosa, e cioè la disponibilità giuridica e materiale della stessa che comporti il potere – dovere di intervento su di essa. La disponibilità che della cosa ha l’utilizzatore non comporta, invece, necessariamente il trasferimento in capo a questo della custodia.

Il ricorso viene dichiarato inammissibile.

La redazione giuridica

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