Colpa lieve o colpa grave: in tema di responsabilità sanitaria l’ordinamento dosa con cura tutele e garanzie

Il medico risponde, secondo i principi generali dell’ordinamento, per colpa lieve quando per negligenza o imperizia provochi un danno al paziente; esistono tuttavia anche dei casi limitati in cui è chiamato a rispondere per colpa grave. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nella sentenza n. 967 del 2020 ha approfondito questi temi in materia di responsabilità sanitaria.

Gli eredi del sig.***** convenivano in giudizio la Asl di Caserta perché il loro congiunto, ricoverato in terapia intensiva cardiaca con un TIA e una sindrome depressiva ansiosa era stato lasciato, senza aver prima eseguito i necessari accertamenti a verificare la reale situazione, abbandonato su un letto e soltanto il giorno seguente era stato trasferito nel reparto di terapia intensiva dove sarebbe deceduto di lì a poco. Parte attrice sosteneva che l’ospedale fosse inadempiente alle obbligazioni di natura medica e non alberghiera a lui attribuite dalla legge.

Il Tribunale, nel rendere la sentenza, premette che “l’accettazione di un paziente nell’ospedale comporta l’assunzione da parte di quest’ultimo dell’obbligazione di svolgere a proprio carico tutta l’attività diagnostica e terapeutica adeguata alla specifica situazione patologica e determina quindi la conclusione di un contratto assimilabile a quello della prestazione d’opera………….Ne consegue che secondo un’opinione ormai consolidata in giurisprudenza, la responsabilità dell’ente ospedaliero verso il privato per il danno a questi causato dalla non diligente esecuzione della prestazione, deve essere qualificata necessariamente come contrattuale, intesa, in tal senso come responsabilità insorta nel compimento di una attività dovuta nell’ambito di un  preesistente rapporto giuridico privato e\o pubblico, tra i due soggetti”.

Procedendo nell’esame della questione il Tribunale aggiunge che è giurisprudenza consolidata della Suprema Corte che “in tema di responsabilità civile nell’attività  medico chirurgica, il  paziente che agisce in giudizio deducendo l’inesatto adempimento dell’obbligazione sanitaria deve provare il contratto e\o il contatto e allegare l’inadempimento del professionista, che consiste nell’aggravamento della situazione patologica del paziente o nell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento, restando a carico dell’ obbligato- sia esso sanitario o la struttura- la prova che la prestazione professionale sia stata esguita in modo diligente e che quegli eventi peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile”.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha accolto il ricorso condannando la ASL di Caserta al risarcimento del danno.

                                                                       Avv. Claudia Poscia

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