Accolto il ricorso di una donna contro il respingimento dell’istanza volta al riconoscimento della causa di servizio della malattia da cui era affetta

Con l’ordinanza n. 9371/2021 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di una donna che si era vista rigettare, in sede di merito, la domanda volta a sentir dichiarare la dipendenza da causa di servizio della malattia di cui era portatrice. Nel rivolgersi alla Suprema Corte, la ricorrente contestava alla Corte di appello di aver ritenuto applicabile alla fattispecie il termine di decadenza fissato per le domande presentate in data successiva all’entrata in vigore del d.P.R. n. 468/2001, laddove, essendo stata la domanda di riconoscimento della causa di servizio presentata in data anteriore (e nel rispetto dei previgentì termini procedimentali), il suo diritto avrebbe potuto estinguersi soltanto per prescrizione.

Al riguardo, premetteva che i giudici di merito, nel riformare la pronuncia di prime cure (che aveva rigettato la domanda sul presupposto dell’intervenuta abrogazione dell’istituto della causa di servizio), avevano affermato che l’istanza presentata in data 26.1.2012, con cui aveva chiesto nuovamente che la medesima malattia venisse riconosciuta dipendente da causa di servizio, avesse efficacia interruttiva della prescrizione del diritto fatto valere nell’ambito del procedimento amministrativo conclusosi con il diniego del 22.4.2002, salvo ritenere che, essendo stata l’anzidetta domanda proposta ben dopo i sei mesi dal passaggio in giudicato della pronuncia con cui la medesima Corte d’appello aveva riconosciuto l’etiologia professionale della malattia da cui era affetta (19.11.2009), ella fosse incorsa nella decadenza di cui all’art. 2, comma 1, d.P.R. n. 461/2001, avuto riguardo al momento in cui aveva “incontestabilmente appreso dell’essere, la sua situazione patologica, ricollegabile a causa di servizio”.

Pertanto, a detta dell’istante andava disatteso il preliminare rilievo d’inammissibilità del motivo per intervenuto giudicato, non evincendosi dalla lacunosa esposizione del controricorso il contenuto della statuizione di prime cure che avrebbe esaminato e risolto negativamente tale questione.

Gli Ermellini hanno ritenuto fondata la doglianza proposta.

Infatti, essendo il procedimento amministrativo di riconoscimento della causa di servizio a suo tempo introdotto dall’odierna ricorrente ancora pendente alla data di entrata in vigore del d.P.R. n. 468/2001, doveva applicarsi alla fattispecie l’art. 18, d.P.R. n. 468/2001, che per i procedimenti relativi a domande di riconoscimento di causa di servizio “già presentate alla data di entrata in vigore del presente regolamento” stabilisce che siano definiti “secondo previgenti termini procedurali”, dovendo nel resto applicarsi il principio generale secondo cui, una volta impedita la decadenza, il diritto rimane soggetto soltanto alle regole della prescrizione (art. 2967 c.c.).

A diverse conclusioni sarebbe potuto pervenirsi soltanto laddove la Corte avesse accertato che la domanda presentata in data 26.1.2012 aveva un presupposto di fatto (i.e.: un’infermità) differente da quello fatto valere nell’ambito del procedimento amministrativo conclusosi con il diniego del 22.4.2002, ciò che, d’altronde, avrebbe logicamente escluso la sua attitudine ad interrompere la prescrizione, non potendo a quel punto più trattarsi del medesimo diritto già fatto valere in via amministrativa. Avendo invece i giudici di merito accertato la valenza interruttiva della prescrizione della domanda presentata in data 26.1.2012, quest’ultima, lungi dal potersi configurare come nuova domanda da assoggettare al termine decadenziale di cui all’art. 2, comma 1, d.P.R. n. 468/2001, cit., costituiva semplicemente un’istanza di riesame in autotutela di un provvedimento reso in esito ad un procedimento che era ancora in corso alla data di entrata in vigore del d.P.R. n. 468/2001, e dunque soggetto ai previgenti termini di decadenza.

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