Riforma pensioni, quali medici potranno usufruire del part-time agevolato in uscita?

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La novità introdotta dal decreto governativo firmato dai ministri Padoan e Poletti non riguarderà tutto il settore

La novità più recente in tema di pensioni è certamente quella del part-time agevolato in uscita, approvato con un decreto dal Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e da quello dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Con questa nuova disposizione, si prevede un contratto più conveniente per il lavoratore vicino alla pensione: riguarderà i lavoratori del settore privato che abbiano un contratto a tempo indeterminato e orario pieno, ma che possiedano il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (cioè 20 anni di contributi) da maturarsi entro il 2018 (uscendo quest’anno, sono 66 anni e 7 mesi per i maschi e 65 anni e 7 mesi per le femmine).
Questo nuovo decreto governativo che offre la chance del part-time a pari contribuzione, come tocca i medici?

Stefano Biasioli, presidente uscente di Confedir, la federazione dei manager del pubblico impiego, ha spiegato che i medici ospedalieri non rientrano nel quadro degli interessati perché non sono dipendenti privati. «Quanto all’altra variabile, l’età pensionabile, prima di dire che sono potenzialmente interessati tutti i medici del privato occorre considerare che numerose tipologie di contratto abbracciano la dipendenza privata convenzionata. Alla fine in corsia quelli che potranno fruire del part-time saranno ben pochi».

Non sono interessati dal nuovo part time agevolato neanche i medici liberi professionisti e convenzionati – che contribuiscono ad Enpam e non all’Inps.

Non è tutto; come hanno scoperto ed evidenziato i sindacati non sono interessate dal nuovo decreto, neanche le donne: quindi, di fatto, possono fruire della chance i maschi nati entro aprile 1952; per le femmine, se nate nel ’52 vale la legge Fornero, se nate nel ’53 per loro scatta il nuovo limite di età a 66 anni e 7 mesi e quindi -parlandosi di pensionabilità dal 2019- il decreto per loro è come se non esistesse. Biasioli è critico sulle politiche del governo.

«La previdenza – afferma ancora Biasoli – non si tocca con improvvisazione. In Confedir e con le organizzazioni associate stiamo per iniziare una battaglia. Undici volte in vent’anni sono state cambiate le regole e invece occorre mettere dei punti fermi. Occorre rivedere le categorie che fanno lavori usuranti: non è mai stata considerata l’usura di chi, medico, fa le guardie notturne nonché sabato e domenica fino a fine carriera o a qualunque ora deve presentarsi in sala operatoria.  E occorre distinguere tra pensioni ricche e pensioni non meritate, ottenute magari con uno scatto di carriera regalato l’ultimo giorno di lavoro: le prime sono proporzionate ai contributi e non tolgono nulla a nessuno, le seconde sono un problema per tutti. La nostra battaglia ci fa dire che il bilancio previdenziale è in pari ma se la previdenza deve pagare l’assistenza non ce la facciamo più. L’assistenza va finanziata con un’imposizione progressiva al crescere del reddito di tutti, lavoratori e pensionati, anche se per inciso i pensionati italiani sono i più tartassati d’Europa».

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