Ristoro da perdita di chance è alternativo al danno da lucro cessante? (Cass. civ., sez. III,  29 aprile 2022, n. 13514- Presidente Travaglino – Relatore Gorgoni).

Ristoro da perdita di chance alternativo al danno da lucro cessante, ovvero il danneggiato deve scegliere se provare di avere perduto un reddito che verosimilmente avrebbe realizzato, e allora si discute di risarcimento del danno da lucro cessante, oppure di non addurre quella prova ed in tal caso, spetterebbe il risarcimento del danno da perdita di chance.

Il Tribunale di Mantova dichiarava colpevoli per i reati di diffamazione a mezzo stampa e di omesso controllo, il giornalista e il direttore della Gazzetta di Modena condannandoli al risarcimento dei danni.

Le parti civili avevano sporto denuncia relativamente a due articoli di stampa che riportavano la notizia, rivelatasi poi falsa, di un loro coinvolgimento nelle indagini inerenti le scommesse su una partita di calcio della serie C.

La Corte d’Appello dichiarava di non doversi procedere, per avvenuta prescrizione ed al contempo il ricorso in Cassazione di tale decisione veniva dichiarato inammissibile.

Conseguentemente i due imputati venivano citati in giudizio onde ottenere il ristoro dei danni. In particolare, le parti civili, deducevano di avere patito sofferenze psicologiche poiché i tifosi della squadra li accusavano di averne determinato la retrocessione.

Il Tribunale di Modena condannava in solido i convenuti al risarcimento del danno, tuttavia la decisione viene impugnata dai calciatori che lamentano l’errore del Tribunale per avere riconosciuto il ristoro da perdita di chance mentre invece era stata richiesta la liquidazione del danno patrimoniale per lucro cessante. Successivamente la Corte d’Appello di Bologna rigettava il gravame.

In Cassazione viene lamentata la violazione dell’art. 112 c.p.c. e del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, con particolare riferimento alla domanda azionata per lucro cessante, in luogo del ristoro da perdita di chance.

La violazione del principio di corrispondenza, viene sottolineato, deve ritenersi sussistente quando il Giudice, attribuisce, o nega, un bene diverso da quello richiesto nell’ambito della domanda o delle richieste delle parti.

E’ pacifico che il Giudice deve qualificare i fatti posti a base della domanda e individuare le norme di diritto applicabili, anche in difformità alle indicazioni delle parti. Pertanto, si deve escludere la violazione del principio di corrispondenza, poiché tale decisione non può essere censurata per ultrapetizione atteso che, avendo il giudice svolto una motivazione sul punto.

Tale difetto, infatti, non è verificabile prima di avere accertato che quella motivazione sia erronea.

Inoltre, i due danneggiati avevano allegato le prove di avere subito un danno alla riservatezza e all’onore poiché a seguito della pubblicazione dell’articolo sul giornale le trattative in corso con due differenti società sportive si interrompevano.

Il vulnus risiede in due circostanze: l’utilizzo (improprio) dell’espressione danno e ristoro da perdita di chance e, l’altro, non avere posto il danno lamentato in nesso causale con la stipulazione dei contratti asseritamente perduti.

Secondo gli Ermellini il motivo è inammissibile poiché la violazione dell’art. 2697 c.c. si configura solo se risulti dedotto che il Giudice di merito abbia applicato la regola di giudizio fondata sull’onere della prova in modo erroneo, cioè attribuendo l’onus probandi a una parte diversa da quella che ne era onerata.

Avv. Emanuela Foligno

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